Il principesco carro da parata proveniente da Monteleone di Spoleto, risalente
al VI secolo a C. e conservato nella sezione etrusca delle nuove Greek and Roman
Galleries del Metropolitan Museum of Art di New York, torna a risplendere
nella sua originaria struttura, grazie al lavoro dei restauratori del museo
e di Adriana Emiliozzi ricercatrice dellIstituto di studi sulle civiltà
italiche e del Mediterraneo antico (Iscima) del Consiglio nazionale delle ricerche.
La biga di Monteleone (vedi foto allegata) è rivestita da lamine sapientemente
sbalzate e finemente incise, già incrostate di avorio, che narrano episodi
della vita delleroe omerico Achille. Il suo ritrovamento, come spesso
accade, si deve alla casualità: La tomba infatti fu scoperta l8
febbraio 1902 da un contadino, in località Colle del Capitano, dove si
estende un sepolcreto che va dalla fine dellEtà del Bronzo al VI
sec. a.C. spiega la Emiliozzi. Oltre al carro, nella grande fossa
già ricoperta da un tumulo monumentale era deposto un ricco corredo di
vasellame bronzeo che lascia identificare il defunto come capo della
comunità di uno dei vari siti di transito attraverso lAppennino,
nellalta Sabina.
La fuga del carro allestero, in seguito al suo ritrovamento,
fu favorita dal crollo del campanile di San Marco a Venezia (14 luglio 1902)
che distolse lattenzione dei funzionari ministeriali sulla compravendita
del manufatto e per questa inestimabile perdita lo stesso capo del
governo, Giovanni Giolitti, per linadeguatezza delle strutture dello Stato
nellimpedire il saccheggio delle opere darte italiane.
Quando le parti bronzee del carro giunsero a New York furono sottoposte a restauro
e a rapida ricomposizione su una compatta struttura lignea che somigliava più
a un trono su ruote che a un cocchio, poiché nel 1903 non vi erano punti
di riferimento certi per la tipologia del veicolo. Gli errori di riassemblaggio
determinarono però una serie di equivoci nello studio del manufatto che
si protrassero per circa novantanni, in particolare, lerrata collocazione
di alcuni elementi decorativi aveva indotto gli studiosi a credere che lartista,
autore del manufatto, avesse una cultura provinciale avendo rappresentato
in maniera incongruente rispetto a modelli greci una scena animalistica proprio
sul parapetto del carro.
La dott.ssa Emiliozzi, studiando per la prima volta il carro nel 1989 pubblicò
le correzioni da apportare, auspicando un nuovo restauro. Ci sono voluti
cinque anni di lavoro per rimettere a nuovo il carro attraverso
numerosi passaggi: dallo smontaggio del vecchio restauro nel 2002, ad accurate
campagne di radiografie, analisi di laboratorio, esami al microscopio, trattamenti
conservativi, rifacimento corretto della struttura lignea di supporto, montaggio
delle lamine bronzee e completa campagna fotografica di tutte le fasi di lavoro,
oltre che del prodotto finale ottenuto nel 2006 spiega larcheologa.
La diversa ricomposizione di alcune parti della Biga, che appare così
fedele alloriginale, continua la Emiliozzi, ci induce ad affermare
che lartista, contrariamente a quanto si pensava, aveva un notevole bagaglio
culturale, conosceva la saga omerica e le opere greche sulla vita di Achille.
Egli ha organizzato la decorazione del parapetto e dei pannelli del carro in
modo sapiente e con effetto cromatico per laggiunta di avorio. Si ipotizza
che il grande artista possa essere originario della Grecia dellEst, venuto
a lavorare nella nostra penisola.
Le indagini hanno fatto emergere la certezza che il carro è stato usato
a lungo, forse per più di una generazione, prima di essere deposto nella
tomba. Lo studio dei materiali rivela restauri contemporanei al suo utilizzo.
Loccasione per riesaminare il pregevole oggetto è nata in questi
ultimi anni nellambito dellimmenso e costosissimo progetto di ristrutturazione
delle nuove Gallerie Greche e Romane, che ora costituiscono, a detta degli stessi
dirigenti del Metropolitan, un museo nel museo.
Lo splendido Cocchio da parata, conclude la Emiliozzi in procinto
di partire per New York dove sarà presente alla riapertura delle gallerie
del Metropolitan, costituisce ora il centro di attrazione della sezione
etrusca, nella Leon Levy and Shelby Withe Gallery for Etruscan Art (IX-II secolo
a.C.).
In Italia si contano finora i resti di circa 300 veicoli tra cocchi e calessi
a due ruote, provenienti da tombe dellEtruria, del Lazio Antico, dellAgro
Falisco-Capenate, dellUmbria, della Sabina e di altre popolazioni non
greche della Penisola, scaglionati tra la metà dellVIII ed il V
secolo a.C.
Mai usato in Italia per il combattimento, il possesso del carro assimilava
il suo aristocratico proprietario ai monarchi orientali e agli eroi omerici.