Uno sciatore su due si brucia al sole, sette su dieci sono ignari dei messaggi
educativi sulla protezione della pelle e, se uomini, si scottano almeno il doppio
rispetto alle sciatrici. Eppure in montagna il riflesso del sole sulla neve
e sul ghiaccio rende ancora più pericolosa l´esposizione, poiché
è amplificato di quattro volte circa rispetto alla sabbia e la quantità
di raggi Uvb aumenta del 4% ogni 300 metri che si sale in quota.
Non dimentichiamoci la protezione solare anche in montagna, è
lappello dei dermatologi ospedalieri Adoi: In montagna la filtrazione
atmosferica diminuisce e aumentano altri fattori, come il riverbero del sole
su neve e ghiaccio e la percentuale di ultravioletti nocivi, afferma Patrizio
Mulas, presidente dellAssociazione Dermatologi Ospedalieri Italiani. I
dati su quanti sottovalutano limportanza della protezione, quando si scia,
arrivano da uno studio condotto quanche tempo fa in Nuova Zelanda su 226 sciatori
e appassionati di snowboard dal Dipartimento di Medicina della Bristol Royal
Infirmary, pubblicati sul Journal of cosmetic dermatology.
Sono percentuali sovrapponibili a quanto avviene anche dalle nostre parti
sottolinea Mulas- al primo week end di neve si ricorda tutto tranne, spesso,
la crema protettiva. Inoltre sudando, a causa dello sforzo fisico, si aumenta
la sensibilità della pelle. Mentre le attività al mare sono associate
a un rischio aumentato di carcinoma delle cellule basali, chi fa sport in montagna
ha un maggior rischio di carcinoma squamoso. Da non dimenticare poi che
sono i più piccoli a far le spese della sbagliata esposizione in montagna,
poiché la pelle del bambino è più fragile davanti laggressione
del sole ed ha una memoria degli insulti subiti. Fondamentale quindi
è che mamma e papà, dopo averlo coperto bene contro il freddo,
non dimentichino unadeguata protezione solare.