In un pugno di monete puniche, lo spaccato dei traffici e delle attività
economiche che resero i cartaginesi i padroni del Mediterraneo.
Sono infatti solo 250 quelle esistenti in tutto il mondo, di cui 150 conservate
nel Museo Nazionale di Antichità di Algeri, provenienti per la maggior
parte dallantica Iol-Caesarea. La città fu un centro strategico
per la raccolta e lo smistamento delle mercanzie provenienti dai traffici marittimi
e dalle vie carovaniere in epoca cartaginese.
Per valorizzare e salvaguardare questo patrimonio archeologico, nello scorso
settembre, ad Algeri, è stato siglato, presso il Mistero della Cultura,
un accordo di collaborazione triennale tra lIstituto di studi sulle civiltà
italiche e del Mediterraneo antico (Iscima) del Cnr, rappresentato dal suo direttore
prof. Francesco Roncalli di Montorio, e il Museo algerino, nella persona della
direttrice M.me Houria Cherid.
Il programma di ricerca è cofinanziato dal Cnr e dal Ministero degli
Affari Esteri nellambito dei contributi per i progetti archeologici italiani
allestero.
Lintesa spiega Lorenza Ilia Manfredi dellIscima, responsabile
scientifico del progetto prevede la ricognizione sistematica delle monete
puniche di Iol - Caesarea conservate nei musei e collezioni algerini, europei
ed extraeuropei. In tale prospettiva, saranno sviluppate e applicate delle tecniche
informatiche per la catalogazione e la messa in rete del materiale esaminato
con la creazione di un apposito sito dedicato allargomento. Inoltre, è
prevista lorganizzazione di corsi di formazione e perfezionamento del
personale algerino sui temi della catalogazione, delle strategie conservative
e museografiche del materiale numismatico, nellottica dello sviluppo di
una più efficace gestione e valorizzazione dellimportante patrimonio
archeologico locale.
Sguardo furbo, barbetta appuntita, cerchietti ai lobi e tunica rosso porpora:
questa è limmagine del mercante cartaginese tramandataci dalliconografia
impressa nelle stele, nei sigilli, nelle paste vitree e nei gioielli rinvenuti
dagli scavi archeologici.
Abili e attenti nel trarre il massimo profitto dal baratto delle merci, a partire
dal V secolo a. C. i punici dovettero convertirsi alluso del conio. A
proposito del baratto, Erodoto definisce quello punico silenzioso.
Egli infatti narra che nella continua ricerca di metalli preziosi, i cartaginesi
erano soliti lasciare sulle spiagge africane piccoli oggetti che, se graditi
nella qualità e nella quantità dagli indigeni, venivano da questi
sostituiti con le materie prime.
Il mutamento nella modalità dello scambio ha inizio a partire
dal V secolo, quando i cartaginesi entrarono in contatto con levoluto
sistema monetario dei greci di Sicilia, rapporto dimostrato, ad esempio, dalladozione
delliconografia della dea Kore e della quadriga.
Il progetto di ricerca sul tesoro di Iol porterà i ricercatori
italiani e algerini a individuare anche i bacini minerari di approvvigionamento
di rame, ferro, piombo, stoccati nella antica città e in parte utilizzati
dalla zecca. Le monete conservate ad Algeri hanno sul dritto il busto di Iside,
effigie che richiama il culto egiziano e, al rovescio, tre spighe, simbolo della
ricchezza di Iol. I conii in argento in particolare venivano utilizzati, oltre
che per il commercio, anche per pagare le truppe mercenarie durante le guerre
puniche.
Questi studi conclude la Manfredi ricostruiranno anche il
percorso delle collezioni numismatiche algerine ed europee attraverso lo spoglio
di archivio e avranno come risultato finale la pubblicazione di un volume sulla
città e le sue monete.