LIstituto di storia dellEuropa mediterranea del Consiglio nazionale
delle ricerche (IsemCnr) ha rinvenuto documenti che confermano il terremoto
avvenuto il 4 giugno 1616 nella parte sud - orientale della Sardegna, del quale
finora si aveva notizia solo da una scarna iscrizione presente nella cattedrale
di Cagliari. Limportanza storica dellavvenimento è data dal
fatto che, come riporta lo studio del Gruppo nazionale per la difesa dalle catastrofi
idrogeologiche del Cnr, nel corso della storia nellisola sono stati segnalati
soltanto otto terremoti dei quali quello del 1616 è il più antico.
La scoperta è frutto della ricerca di Daniele Vacca, dottore di ricerca
in storia moderna e collaboratore dellIsemCnr, che ha ritrovato
presso lArchivio di Stato di Cagliari nel Fondo Reale amministrazione
delle Torri alcuni documenti, datati tra lagosto e il dicembre del
1616. Tali documenti, spiega Daniele Vacca, riguardavano una
gara dappalto indetta per il restauro di ben otto torri difensive, resosi
necessario per le lesioni determinate da una scossa di terremoto avvenuta appunto
nel giugno precedente.
Levento colpì il litorale di Villasimius, il golfo di Cagliari,
le torri di Cala Pira, San Luigi, lIsola di Serpentara, di Porto Giunco,
lIsola dei Cavoli, di Cala Caterina, di Capo Boi, di Cala Regina fino
a Monte Fenugu.
Lavvenimento venne vissuto con angoscia dalla popolazione dellhinterland
cagliaritano, afferma Maria Grazia Mele dellIsemCnr, tanto
che, come documentano gli atti ritrovati, il sacerdote del paese di Selargius
aveva timore che le case potessero crollare da un momento allaltro. I
dati in nostro possesso sono attualmente oggetto di ulteriori verifiche sia
storiche sia multidisciplinari, continua Maria Grazia Mele, che
focalizzano lattenzione sulle fonti documentarie laiche ed ecclesiastiche.
Lentità dei danni subiti dalle torri costiere, spiega
Silvana Fais del Dipartimento di geoingegneria e tecnologie ambientali delluniversità
di Cagliari collaboratrice dellIsem-Cnr, porta ad ipotizzare, in
mancanza di dati sismologici strumentali, un sisma di intensità pari
al 6° o al 7° grado della scala Mercalli. Ma i dati andranno valutati
in relazione alla conformazione geologica della zona, alla tecnica costruttiva
delle torri e alla quantità e qualità dei materiali edili.
Per quanto concerne lepicentro, prosegue la geologa, considerando
larea interessata dagli effetti del sisma e il contesto geologico e geodinamico
della Sardegna meridionale, è possibile ipotizzare che fosse localizzato
in mare, non distante dalla costa. Il sisma sarebbe quindi una conseguenza della
dinamica del bacino del Tirreno meridionale; tale ipotesi andrà validata
studiando lassetto strutturale del Golfo di Cagliari.
Lo studio delle torri, condotto dallIsemCnr in collaborazione con
il Consejo Superior de Investigaciones Científicas spagnolo ed altre
università italiane e straniere, è finalizzato a conoscere come
la monarchia spagnola in Età moderna difendesse le frontiere minacciate
dalle incursioni da parte dellImpero ottomano e allo studio della realtà
di frontiera.