Questa storia poteva svolgersi solo in Italia.
O meglio: questa storia poteva svolgersi solo a Livorno.
Questa storia si è svolta nel 1984.
Ed è una storia crudele, beffarda e meravigliosa.
Parla di una passione troppo grande per essere scalfita dal dubbio,
e di un ritrovamento troppo bello per essere vero.
24 anni dopo, quella storia continua
Michele Ghelarducci, uno dei tre autori della beffa,
si è messo in testa di rifare la testa.
Un po' meglio di come l'avevano fatta allora, a dire il vero.
Ma dire il vero, in questa vicenda, è diventata impresa ardua.
E dunque benvenga la nuova, vera e finta Modì 2.0 che dal 14 al 24 giugno
2008 verrà messa all'asta su e-Bay e il cui ricavato verrà totalmente
devoluto alla Fondazione Grazia Focacci per la quale lavora Pierfrancesco Ferrucci,
oggi medico oncologo e ricercatore all'Istituto Europeo di Oncologia. Ieri co-autore,
con i suoi amici Michele Ghelarducci e Pietro Luridiana, della beffa di Livorno.
Chi offre di più?
Per maggiori informazioni www.ideificio.com/modi/
MODI' 2.0 è un'iniziativa a sostegno della Fondazione Grazia Focacci
LA STORIA
In occasione di una mostra promossa nel 1984 dal Museo Progressivo di Arte
Moderna di Livorno per il centenario della nascita e dedicata alle sculture
di Amedeo Modigliani, su pressione dei fratelli Vera e Dario Durbè si
decise di verificare se la leggenda popolare locale secondo la quale l'artista
avrebbe gettato nel Fosso Reale delle sue sculture fosse vera. Secondo la leggenda
infatti nel 1909 Modigliani tornò temporaneamente a Livorno decidendo
di scolpire alcune sculture che mostrerà poi ad alcuni amici i quali
lo avrebbero deriso consigliandogli di gettarle nel Fosso.
Luglio 1984: dragando il canale vennero effettivamente ritrovate tre sculture
rappresentanti tre teste, che molti critici si affrettarono ad attribuire a
Modigliani.
Ma dopo alcuni giorni un gruppo di tre studenti universitari livornesi (Pietro
Luridiana, Pierfrancesco Ferrucci e Michele Ghelarducci) dichiararono che in
realtà una delle sculture (la cosiddetta testa numero 2) era opera loro,
realizzata per burla con banali attrezzi da muratore - un semplice e prosaico
trapano elettrico Black & Decker - e gettata nottetempo nel Fosso Reale.
Essi mostrarono anche una fotografia, in un'intervista rilasciata al settimanale
Panorama, che li ritraeva con la scultura.
Per fugare i residui dubbi, i falsari vengono inoltre invitati in televisione
da Federico Zeri, durante la prima serata, per ripetere dal vivo il loro esperimento
davanti ad oltre dieci milioni di telespettatori sintonizzati
Le dichiarazioni dei protagonisti
1984
"Perché l'abbiamo fatto? È stato uno scherzo. Era circa
una settimana che scavavano senza risultato così ci siamo detti: facciamogli
trovare qualcosa".
Michele Ghelarducci, studente
"Non c'è ombra di dubbio: sono di Modigliani. In quelle scabre
pietre c'è la luce, c'è la presenza. Basta vederle."
La critica d'arte italiana, pressoché all'unanimità
2008
"E' vero, 24 anni fa fummo un po' cattivelli. Oggi vogliamo mettere quella
beffa crudele al servizio di una buona causa: sostenere la Fondazione Grazia
Focacci, che ricerca nuove terapie contro il cancro e i linfomi".
Pier Francesco Ferrucci, il ricercatore
"Qui siamo di fronte a una caso irripetibile: il falso che diventa vero.
Ecco dunque una vera finta vera opera di Modigliani. Che poi magari non è
neanche vero che l'ha fatta Ghelarducci. Il che la farebbe diventare una finta
vera finta vera opera di Modigliani. Tutto ciò è semplicemente
meraviglioso."
Paolo Migone, l'ideatore