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Guatemala e Belize La Ruta Maya attraversa i due paesi centroamericani consentendo al turista di accostarsi ai segreti della più antica civiltà dell'emisfero occidentale. Tra pile di tappeti colorati nei piccoli villaggi o in mezzo a tratti incontaminati di foresta ... Messico. Guatemala. Carta stradale. Scala 1:3 000 000. Edizione multilingue Una carta stradale sul Messico e il Guatemala assolutamente insostituibile; presenti piante di città e notizie utili, un dizionario essenziale
Una nuova via d'accesso:
Messico e Guatemala 2003 - parte 1

Prefazione... "Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell'avere nuovi occhi M.Proust".

Ho finito di trascrivere dopo quasi un anno il mio diario originale, il tempo e la pigrizia spesso hanno la meglio sulla mia voglia di accendere il computer con il quale già lavoro più di otto ore al giorno. Mi piace oltretutto soffermarmi sulle note, sulle sensazioni di allora attraverso ciò che ho scritto e spesso il pensiero torna indietro a quei luoghi in quei momenti. Mi ritrovo ancora qui a sentire il bisogno incessante di partire, di andare, come se la terra mi bruciasse sotto i piedi come se la mia anima irrequieta ricercasse nuovi mondi e avesse di continuo il bisogno di respirare in luoghi lontani. Ho letto recentemente un bellissimo resoconto dedicato al viaggio e ai viaggiatori ("Il senso del viaggio" di Chiara Meriani) e ho trovato probabilmente le ragioni di questa spinta continua:

"Forse, ognuna di queste ricerche è soltanto una diversa rappresentazione di un unico bisogno: l'arricchimento della propria anima. E' dunque questa la causa dell'irrequietezza ? A chi vuole riempire il vuoto dentro di sè, a chi anela alla conoscenza nel senso più ampio del termine, a quella conoscenza che permette di capire il senso della vita, una terra non basta:
Vivere in una sola terra è prigionia
" (John Donne, 1635)

E allora il viaggiatore parte, ma partendo pensa al ritorno, e tornando pensa già ad una nuova partenza. E se in un luogo fisso questi bisogni contrastanti di autonomia e movimento da una parte, e di appartenenza e stabilità dall'altra risultano contradditori, non sono conflittuali se messi nella sequenza di un viaggio. Sta proprio in questo la ragione dell'eterno richiamo della strada: è l'unica possibilità per far convivere queste spinte altrimenti inconciliabili".

... e chi nasce con questi bisogni, con questa spinta interiore non riesce a stare fermo per molto ma vuole continuamente fare un passo in più verso ciò che non ha ancora visto e scoprire una nuova via di accesso alla propria anima.

25 Novembre

Quasi chiudo gli occhi quando premo il pulsante cercando di esorcizzare la luce rossa … così è. Anche Giancarlo passa senza "danni" così possiamo avviarci a cambiare qualche Pesos e prendere un taxi (110p) per l'Hotel Juarez. Sarà pur efficiente la casualità di questo meccanismo all' aeroporto di Città Del Messico ma noi abbiamo 12 ore di volo alle spalle senza contare quello da Milano a Francoforte e noi non abbiamo nessuna voglia di disfare i bagagli all' "Immigration" .
Ho fatto un volo con un cane, no ! non mi sono sbagliato (un volo da cane), no! Proprio sotto il sedile di fianco al mio c'era un cagnolino simpatico (charlino) di una cortese signora che dalla Germania tornava in Messico. Con Giancarlo non abbiamo avuto modo di parlare molto perciò, sistemati i bagagli, lo facciamo davanti a due fresche cervezas. Al ritorno dondoliamo un po' (soprattutto per la stanchezza), ma alla fine raggiungiamo la nostra camera (200p la doppia).

26 Novembre

Mi sveglio molto presto ed aspetto ad occhi spalancati che arrivi l'ora convenuta per alzarci. Giancarlo continua nel suo sonno profondo, quasi lo invidio. Ad ogni modo vicino all'albergo esistono tantissimi posti dove fare colazione, le paste ed i dolci esposti sono per ogni palato, per il mio poi basta poco quando si tratta di dolci. Arriviamo a piedi allo Localo, rivedo questa piazza immensa dopo 5 anni esatti dalla mia precedente visita. Questa enorme piazza mi fa sempre impressione come la bandiera messicana che sventola nel suo centro. Mi ricordavo anche del traffico ed anche del rischio che si corre attraversando la strada in qualunque condizione del semaforo pedonale. Insomma, Plaza de la Constitucion rappresenta benissimo tutta Città del Messico, con i suoi colori, con le sue costruzioni coloniali, con il suo incredibile insieme di razze e di visi diversi. Ricordavo delle impalcature all'interno della Cattedrale metropolitana, ma con mia buona sorpresa, l'interno ne è privo se non l'altare maggiore ancora in via di restauro. I pavimenti sono pendenti come la chiesa di San Marco a Venezia, infatti poggia su un terreno paludoso e ogni anno sprofonda un pochino di più. Il clima all'esterno è piuttosto caldo ma non nego che per noi è solo un piacere visto che abbiamo lasciato l'Italia con un clima molto più rigido. Svoltiamo sulla destra della cattedrale per vedere il Templo Major o meglio ciò che ne resta. Non riesco neanche ad immaginare come fosse Tenochitlan all'arrivo degli spagnoli di Cortes. Probabilmente era di una bellezza e di una grandezza sconcertante per gli spagnoli stessi … molto più grande e popolosa di Madrid, con una serie di canali e di abitazioni costruite nel centro del lago Texcoco, la dove i primi Aztechi videro un'aquila divorare un serpente sopra un cactus. Dovevano esserci moltissimi templi colorati e luoghi di culti prima che la devastazione spagnola producesse ciò che vediamo oggi: quattro pietre annerite dal fuoco.
Da qui al palacio Nacional la strada è breve. I murales di Diego Rivera sono spettacolari, coloratissimi e risssumono quella che è la storia del Messico. E' la prima volta che vengo qui, nella precedente visita avevo trascurato il Palacio e i suoi murales. Rimedio oggi a quell'errore.
La metropolitana ci porta verso il Chapultepec per visitare il museo di Antropologia. Passeggiamo prima in quello che è il più grande parco cittadino (Chapultepec appunto) e prendiamo della frutta per pranzo. L'ingresso al museo costa 37 pesos e passiamo così circa 2 ore e mezza. La sala azteca e' spettacolare con il suo enorme calendario di pietra. Molto interessanti sono anche i codici (Maya soprattutto). Questi sono i "libri" delle civiltà precolombiane … una serie impressionante di glifi su pergamena (o un materiale molto simile) piegate a fisarmonica. Ne rimangono pochi, salvati dai roghi purificatori della chiesa Romana. Nel tardo pomeriggio riprendiamo la metropolitana in direzione S.Larario dove c'è il TAPO (Terminal bus de Oriente) per informarci su orari e tariffe dei bus ADO per Oaxaca, la nostra destinazione di domani. Arriviamo in albergo alle 6 di sera molto stanchi; dopo la doccia ci concediamo un riposo fino alle 9. Per cena scegliamo un ristorante vicino all' albergo: la Pagoda in 5 de Majo. Spendiamo circa 90 Pesos per Tacos di carne e totillas … non male ma il cibo sembrava già preconfezionato. L'orologio segna le 22:30, domani ci dobbiamo svegliare presto. Ci riavviamo verso l'albergo tra le strade semideserte e la luce tenue dei lampioni … non sembra neanche Città del Messico vista così.

27 Novembre

Durante la colazione ce la prendiamo comoda così, quando guardiamo l'orologio e ci rendiamo conto che abbiamo tirato le 8:10, facciamo una corsa verso l'albergo e ritiriamo gli zaini al volo. Ci infiliamo in metropolitana e scendiamo a San Lorenzo dove c'è il Terminal de bus de Oriente o TAPO. Il nostro autobus delle 9 parte, poco male prenderemo quello delle 10.Compriamo i biglietti per 279 pesos ognuno.
Il viaggio verso Oaxaca dura circa 6 ore il bus è comodissimo. Nella prima parte attraversiamo l'immensa periferia di Città del Messico, poi una zona di boschi e conifere e successivamente, fino al bivio con Cordoba-Orizaba è un susseguirsi di aree industriali o suburbane. Non pensavo che esistessero posti in Messico che non mi piacessero, bhè questo invece è uno di quelli. Dallo svincolo in poi però… Montagne semidesertiche con infinite distese di cactus e il tutto incorniciato da un cielo blu che più blu non si può... E le immancabili nuvole. Che spettacolo, sono contento di aver fatto questo tragitto di giorno. Arriviamo ad Oaxaca attorno alle 16, prendiamo un bus cittadino che ci porta verso lo zocalo, il centro. Già dai finestrini mi innamoro a prima vista di questa città. Le vie sono tutto un sali-scendi, le case sono coloratissime, i fili elettrici e del telefono passano in grovigli inverosimili sopra le case ... e il cielo è così blu con le sue nuvolette bianche; insomma Oaxaca è per me la città più messicana del Messico. Alloggiamo all' hotel Cuilàpan in Calle Trujano a due passi dal centro. Lo abbiamo scelto grazie ad una segnalazione su un racconto di viaggio. E' un pò caro (400 pesos per la doppia) ma li vale. Ha un cortile interno e l'edificio ha due piani con balconate a colonne interno. Lasciamo i bagagli e corriamo fuori a goderci questa splendida città; ogni angolo, ogni via è adatto ad una foto e, nonostante l'ora, il blu serale risplende nel video della mia macchinetta fotografica. Pensandoci bene è da questa mattina che non mangiamo perciò verso le 18 ci infiliamo in un localino per ordinare due cervezas fredde e qualcosa da mangiare. La temperatura è piacevole anzi un pochino caldo, ci sono 27/28 gradi. Nel frattempo ci informiamo sui trasporti che domani sera ci porteranno a Pochutla, sulla costa pacifica. La compagnia Cristobal Colon per 188 pesos in 8 ore arriva a destinazione ( e la CC non e' come la ADO). Sempre grazie ad un racconto di viaggio scopriamo che in Calle la Noria esistono dei minivan che per 120 pesos ti portano in 5 ore e mezzo a destinazione. Io e Giancarlo ci guardiamo in faccia e prendiamo subito la decisione di come muoverci senza neanche aprire bocca. Il resto della serata si trascorre tra Internet point (dove ci passo almeno 1 ora) e albergo. Verso le 21 usciamo a cenare. Ci dirigiamo verso lo zocalo, dove sotto i portici della piazza, mangiamo degli ottimi tacos di carne con cerveza per 113 pesos. Questo ristorante "Primavera" non è male, sicuramente consigliabile. Chiudiamo la serata con una passeggiata e con il mezcal, il liquore famoso perché estratto dall'agave e soprattutto perché ogni bottiglia contiene il verme. Personalmente dopo il primo assaggio non mi piace, mentre Giancarlo lo trova buono, mah!, il mistero del gusto personale ! Molto più caratteristico è il luogo dove andiamo a berlo. Si tratta di un locale, sulla stessa via dell'albergo, dove l'ingresso ha delle porticine tipo saloon e al suo interno troviamo il barista e 4 o 5 ubriachi; uno di questi ci attacca un bottone incredibile fatto di conversazione in Spagnolo-inglese-italiano. Questa Oaxaca mi piace sempre di più.

28 Novembre

Ancora una volta mi sveglio presto (ma che novità), così in attesa dell'ora convenuta con Giancarlo mi faccio una lunghissima doccia. Oggi è il giorno di Monte Alban, un sito zapoteco situato nelle vicinanze di Oaxaca. Non nascondo che questa è una delle ragioni per cui nel nostro itinerario abbiamo messo questa città; in realtà Oaxaca ci ha sorpreso, stupito, meravigliato. Finita la colazione, lasciamo gli zaini in custodia allo stesso albergo e ci avviami in Calle Mina presso l'albergo "la Riviera del Angel". Da qui per 24 pesos ci sono dei bus che portano direttamente al sito in circa ½ ora . Inizia a fare caldo e all'ingresso (37Pesos) mi pento di non aver portato il cappello, ma ad ogni modo siamo qui, oltrepassata la scalinata la vista è spettacolare. Mi ricorda la visita fatta a Tehotiuacan la volta del mio precedente viaggio, solo che qui non ci sono piramidi, ma l'atmosfera è mistica, carica della stessa energia. Passiamo 2 ore senza una meta precisa , ma girovagando a caso lasciandoci avvolgere dalla sua magica atmosfera. Da quassù la vista sulla città di Oaxaca è bellissima, mi giro ancora un' ultima volta verso la spianata dei templi e ammiriamo di nuovo il blu del cielo arrivare fino ai gradoni delle costruzioni dove un tempo lontano vivevano migliaia di persone.
Sono le 12:30 è tempo di rientrare .... in città ci fermiamo in un localino per mangiare qualcosa di veloce. Delle tostadas con prosciutto e una bistecca messicana con le solite cervezas (85 pesos in due). Il resto del pomeriggio lo passiamo a perderci per le vie colorate della città; ogni angolo nasconde una vista speciale, un colore diverso, un'atmosfera che solo il Messico ti sa dare. Aspettiamo oziosamente che apra la chiesa di Santo Domingo (16), veniamo ripagati da un interno decisamente bello e lussuoso ma che personalmente non amo moltissimo; anzi paradossalmente preferisco le chiese spoglie internamente. Aggiungo infine che non mi piace vedere le statue di Gesù o delle Madonna così riccamente adornate. E' un'abitudine che ho visto anche in Perù e penso sia comune a tutta l'America Latina. Ci avviamo in calle la Noria presso l'ufficio (ma anche punto di partenza) dei minivan per Pochutla. Per 120 pesos ognuno compriamo i biglietti: partiremo alle 23:30 e il tragitto sarà di 5 ore ½. Trasferiamo gli zaini dall'albergo all'ufficio dei minivan e poi di nuovo verso lo zocalo in attesa della cena. Prima però torniamo a prenderci felpa e giubbino negli zaini, la temperatura è calata e c'è una forte escursione termica fra giorno e sera. Il locale scelto per la cena non lascia una traccia positiva per qualità e quantità e poi non vogliamo mangiare cibi pesanti visto che il viaggio che ci aspetta sarà tutto curve; la strada si inerpica sulla Sierra madre per poi ridiscendere verso il Pacifico. Le 23:30 arrivano, ma da qui comincia una specie di incubo fatto di 5 ore e1/2 di curve e controcurve ad una velocità pazzesca. Non guardo, cerco di chiudere gli occhi e appoggio la testa sul mio zaino cercando di dormire per non star male.

29 Novembre

Grazie al cielo arriviamo a Pochutla alle 5:15, dove prendiamo un taxi in direzione Mazunte. Ci dirigiamo alle cabanas "Alta Mira" , dove per 350 Pesos ci viene assegnata una cabana con pavimento in cemento e tutto il resto in paglia, simile alle tipiche costruzioni polinesiane. Al primo piano c'è un letto con il bagno, al piano superiore, proprio sotto il tetto di paglia, c'è il secondo letto dove prendo posto. Non riesco a dormire e dalla terrazza del bar ci godiamo un'alba spettacolare sull'oceano Pacifico. Mazunte non è un paese vero e proprio, è un insieme di cabanas immerse nella vegetazione, che costeggiano le strade sterrate del paese... insomma un paradiso sull'oceano. Immagino che allo stesso modo doveva essere Puerto Escondido tanti anni fa. Dormo poco e già alle 9:30 siamo già pronti per la colazione al ristoro dell' Alta Mira ... molta frutta e poco del resto, fa già un gran caldo. Ci concediamo una lunga passeggiata sulla spiaggia di Mazunte fatta di un mare impetuoso, sabbia rosa, palme da cocco e il solito cielo blu. Il resto della giornata trascorre pigramente tra una passeggiata nel paese e il ritorno difficoltoso (vista la salita) alla nostra cabana. Mi lascio cullare fino alle 4 dall'amaca sul terrazzo, poi decido di andare in spiaggia, voglio fare il mio primo bagno nell'oceano. Conosco la sua pericolosità, resto vicino alla riva a giocare con le onde. L'acqua mi arriva al ginocchio e, subito dopo l'ondata, me la ritrovo al collo. La risacca è fortissima e mi trascina al largo, in più nel tardo pomeriggio il vento è un pochino più forte e con lui le onde. Torno in spiaggia a prendere il sole.
Fino ad ora dei famosi cani randagi del Messico ne avevo visti ben pochi, ma la spiaggia di Mazunte ne è piena di tutti i colori e razze. Girovagano pigramente tra la gente elemosinando qualcosa, ma quando il sole picchia spariscono tutti sotto qualche albero. Uno in particolare mi continua a seguire in ogni mio spostamento e quando ero in acqua mi guardava con aria di compatimento. Probabilmente trova strano il comportamento di noi umani a giocare in un mare così pericoloso. Non so come si chiama ma io l' ho battezzato Totò (da nome del famoso Boss siciliano) per la sua abitudine di comandare sugli altri cani, o almeno questa è la mia impressione. Mi raggiunge Giancarlo e Totò continua a scrutare i nostri sollazzi in acqua, finché scocciato se ne va.
La sera incontriamo Vittorio, un ragazzo che vive e lavora ad Ibiza. Durante i quattro mesi di chiusura gira il mondo. Ci consiglia un ristorante sulla spiaggia dove mangiamo di gamberoni con riso e patatine, fantastico. E' il miglior pasto che abbiamo fatto da quando siamo partiti. Nel frattempo facciamo una chiacchierata con Vittorio che ci da tutta una serie di consigli sui luoghi dove andremo. Si aggiungono a noi 2 ragazzi di Roma e scopriamo che anche loro domani sera partiranno con lo stesso bus per san Cristobal. Totò continua a girarmi attorno, ma non viene ad elemosinare cibo ... tiene lontani gli altri cani. Alle 11 ci salutiamo ed andiamo a dormire concludendo una lunghissima giornata.

30 Novembre

Questa mattina mi alzo quasi alle 9, un vero record per me. Giancarlo dorme e allora vado in spiaggia per probabilmente l'ultimo bagno nell'oceano. Le onde la mattina sono molto più quiete. Non si vede in giro Totò. Ci concediamo ancora per pranzo i gamberoni con in aggiunta il polpo. Ancora una volta è veramente buono questo ristorante, il "Palapa el Mazunte", è davvero da consigliare, si trova sulla spiaggia, subito dopo il più famoso El Pescador. Per il pomeriggio non sappiamo bene cosa fare, le possibili mete sono: Puerto Escondido, Zipolito o San Augustinillo. Vittorio ieri sera ci diceva che Puerto è eccessivamente turistico e poi andarci e poterci stare solo un paio di ore ....
Zipolite invece è simile a Mazunte ma ha un turismo più di "tossici" e sbandati. Ad ogni modo non abbiamo verificato direttamente in quanto con venti minuti di camminata siamo andati a San Augustinillo, la più vicino delle tre mete, ci si arriva incamminandosi sulla strada principale di Mazunte. Non mi è sembrato male come post, un pochino più abbandonato. Ad ogno modo alle 16:30 abbiamo già fatto ritorno, presi gli zaini e ci siamo già messi in strada ad aspettare un taxi collettivo. Mi dispiace enormemente lasciare questo posto meraviglioso ....arriva il taxi che per 20 Pesos a testa ci porta a Pochutla dove prenderemo il bus della Cristobal Colon per San Cristobal de las Casas in Chiapas. Siamo appena saliti quando vedo Totò correrci incontro e poi di nuovo dietro la macchina finché non ce la fa più (mi illudo sia il suo ultimo saluto)... Adios Totò, Adios Mazunte, Adios Paraise.
A Pochutla compriamo subito i biglietti del bus (269 p) e poi facciamo un giro per la città in attesa delle 19.45. Reincontriamo i due ragazzi di Roma anche loro in attesa di partire. Quando vedo il bus mi viene lo sconforto: questi Cristobal Colon non sono certo la Ado, ma qui non abbiamo alternativa, su questa tratta hanno il monopolio. Non devo pensare che passerò più di 12 ore su questo mezzo dalle gomme lisce...speriamo in bene. I nostri posti sono proprio dietro l'autista perciò almeno avremo più spazio per le gambe...e si parte per un viaggio che sembrerebbe interminabile, ma visto che sono riuscito a dormire un pò (miracolo!) è passato abbastanza bene...a parte i precipizi sulla strada da Tuxla Gutierrez a San Cristobal!

1 Dicembre

Alle 8.15 siamo alla stazione dei bus di San Cristobal e alloggiamo all'Hospedaje DAVID sulla BENITO JUAREZ proprio dietro la chiesa di Santa Lucia (140 p per la doppia). Le camere sono un po' piccole per 2 persone ma in compenso sono molto pulite e l'ambiente è confortevole. Lasciamo gli zaini e dopo una breve lavata siamo già in strada a cercare un posto per fare colazione. Il sole scalda moltissimo ed è un piacere visto la notte passata al freddo grazie al condizionatore del bus Cristobal Colon. Ci dirigiamo poi alla chiesa di Santo Domingo attorno alla quale si sviluppa un mercato dell'artigianato locale coloratissimo, grazie soprattutto alla popolazione Indios che si veste con colori molto accesi. I bambino poi vengono messi in una sacca legata dietro la schiena e ogni tanto cacciano fuori la testa per scrutare attorno. Tento di fare delle foto ma queste persone sono molto restie a farsi fotografare, anzi, se ti scoprono nascondono la faccia dietro la mano. Forse è giusto così non sono animali da circo. In compenso sia io che Giancarlo lasciamo loro una bella sommetta alle varie bancarelle; iniziano le prime compere e restiamo a girovagare per più di 2 ore. Guardo i miei acquisti e penso quanto ora sarà più pesante lo zaino. Il Mercado Central invece è molto più grande ma le bancarelle sono quasi tutte di frutta e verdura; anche qui è un'esplosione di colori: ananas, mango, papaya, arance, banane, c'è veramente di tutto. Facciamo ritorno verso la piazza principale di San Cristobal: Plaza 31 de Marzo. La cattedrale è molto scenografica ed è pitturata di giallo, l'accostamento con il cielo blu sembra fatto apposta. Ci dirigiamo di nuovo in albergo a sistemare le nostre compere poi, mentre io decido di restare a farmi una doccia, Giancarlo riesce alla scoperta della città. Verso le 17, mentre sto uscendo, mi ferma David, un ragazzo che forse è anche proprietario dell'albergo per farmi vedere i suoi dipinti. In realtà sono tutte forme e figure astratte che rappresentano diversi episodi della vita, piuttosto che emozioni umane oppure danno anche una visione politica del mondo. Mi sembra un ragazzo molto deciso e sicuro nella sua visione del mondo. Io non amo le figure astratte, ma nei suoi disegni e nel suo modo di interpretarli c'è un fondo che mi piace. Esco poco prima dell'imbrunire e mi diverto ad esplorare i vicoli e gli angoli più pittoreschi della città. I coloni e le vie mi ricordano Oaxaca, solo che qui la popolazione è in maggioranza indios. Alle 18 mi ritrovo con Giancarlo di fronte alla cattedrale, torniamo in albergo perché vuole prenotare la gita del giorno successivo a Palenque. Io decido di non andarci nonostante la voglia e la passione per questo sito siano tante. Preferisco vedere domani i paesini caratteristici attorno a San Cristobal. Ceniamo presto e velocemente (le porzioni tra l'altro sono molto scarse) e andiamo a letto presto, domani sarà una giornata lunga (soprattutto per Giancarlo) e oggi siamo in piedi da quasi 24 ore, cioè da ieri sera quando abbiamo preso il bus a Pochutla.

2 Dicembre

Di notte la temperatura scende parecchio, già di sera bisogna andare in giro con un maglione. Meno male che avevamo chiesto due coperte in più. Alle 7 Giancarlo si alza per partire verso Palenque. Io esco poco più tardi e inizio a perdermi nei vicoli di questa bellissima città, non ho una meta, ho solo voglia di conoscere meglio San Cristobal. Nello zocalo c'è ancora la manifestazione dei bambini delle elementari e delle medie che pubblicizzano, con maschere e cartelli, l'uso dei metodi anticoncezionali. Già a vent'anni le ragazze indios hanno 3 o 4 bambini e a trent'anni ne dimostrano sessanta. Il problema della limitazione delle nascite anche qui non è molto sentito; evidentemente il governo prova a fare educazione sessuale sui bambini; sugli adulti probabilmente lo considera inutile e non più percepibile...almeno questa è la mia impressione.
Mi aggiro per un'ora nel Mercado Municipal un tripudio di colori della frutta. Mi prendo anche una banana da mangiare, sono molto tentato dall'ananas (non ne ho mai visti di così meravigliosi), ma non ho un coltello e rinuncio al mio proposito. Tra l'altro noto solo ora quanto sono alti i marciapiedi qui a San Cristobal, in alcuni punti arrivano anche ad un'ottantina di centimetri. Per pranzo mangio un panino al formaggio così posso continuare il mio giro. Oggi è nuvoloso e c'è fresco, ieri a quest'ora c'erano almeno 10 gradi in più. Faccio ancora qualche compera al mercato ( ma dove metterò tutta questa roba?). Nel primo pomeriggio fermo un taxi che per 50 p mi porta a San Juan Chamula. Sono l'unico turista in giro e compro un boletos (10 p) per entrare nella chiesa del paese. Appena apro la porta d'ingresso rimango di sasso. Il pavimento è cosparso di aghi di pino sopra un pavimento di piastrelle. È buio, ma la chiesa è illuminata da centinaia di candele, molti indios sono in ginocchio a pregare a voce alta, sentirli insieme mi ricorda le preghiere tibetane. Ogni persona è inginocchiata da sola o con la famiglia sul pavimento e si passano continuamente bicchieri di coca o pepsi cola in modo da poter ruttare durante la preghiera. Una famiglia ad un certo punto sgozza una gallina e la offre ai vari santi della chiesa. Ci sono le statue di moltissimi santi ben addobbati e rinchiusi in teche di legno e vetro. Mi sento un estraneo e sono completamente da solo e da solo mi aggiro tra le presone in preghiera. Questi riti pagani adattati alla religione cristiana solo per compiacere agli spagnoli resistono da secoli e non solo qui in Chiapas, ma anche in Guatemala...anzi, ora che ci penso ho visto qualcosa di simile in Perù. Esco e mi trovo di fronte il solito mercatino. San Juan Chamula con i suoi riti si è sicuramente integrato nelle ruote del turismo e perciò anche dei soldi, ma oggi ho avuto la sensazione dell'autenticità di quei riti, mi sembravano troppo spontanei. Torno in taxi e mi faccio lasciare davanti alla stazione dei bus, devo comprare i biglietti per domani mattina con direzione Ciudad Cuauhtemoc (70p), l'ultima città messicana prima del confine con il Guatemala (La Mesilla). Torno poi in albergo a riposarmi un po' e per collegarmi ad Internet. Passo nello stesso giorno dalla tradizione dei riti maya alla più moderna tecnologia, forse noi siamo troppo legati alle nostre abitudini e ai nostri modi di vivere. Questo ha uno svantaggio: non riusciamo pienamente a capire il modo di vivere degli altri.
Prima di cena faccio di nuovo un passeggiata nel centro, noto solo ora quante bancarelle vendono pupazzetti raffiguranti il subcomandante Marcos ci siano in giro. Al mercato avevo notato qualche maglietta o striscione inneggiante agli zapatisti, per il resto però più nulla. In compenso la forte presenza dei militari evidenzia che questa zona è ancora "calda". Mi sembra che nonostante gli accodi di Città del Messico tra indios e governo centrale le cose qui non siano cambiate di molto...e da allora Marcos non si fa più vedere, si nasconde nella foresta.
Quando torno da cena trovo Giancarlo, è rientrato in anticipo, mi racconta entusiasta il suo giro a Palenque. Lo accompagno a cenare e io mi prendo il solito te di manzanilla e poi a letto, domani tanto per cambiare ci dobbiamo alzare presto.

3 Dicembre

Ero così curioso di vedere questi autobus della Altos (una compagnia che non avevo mai preso) ... quando ci siamo trovati di fronte alla stazione la solita ciofeca della Cristobal Colon non ho potuto trattenere un'imprecazione. Ad ogni modo alle 7:45 partiamo da San Cristobal e arriviamo alle 11:30 a Ciudad de Cuauahtemoc dopo quasi 4 ore contro le 3 programmate. Perché ?? Perché l'autista quando mancano non più di 10Km alla destinazione decide di fermarsi a mangiare in un paesino sperduto. Li, abbiamo lasciato almeno ¾ d'ora. Insieme a 2 ragazzi tedeschi, una volta arrivati, prendiamo il taxi (10p) che ci porta al confine, dove compiliamo le solite carte all'ufficio di immigrazione del Guatemala, con 30 Pesos aggiuntivi otteniamo il visto. Valichiamo il ponte e ... siamo in Guatemala !!!
Da questo momento inizia uno dei viaggi più allucinanti ma allo stesso tempo più incredibili che abbia mai fatto, lo scopo è di arrivare a Panajacel sul lago Atitlan. Come prima cosa prendiamo un autobus a La Mesillia (la città di confine) per arrivare a Huehuetenago. Questo è un bus delle galline (chicken bus) tutto colorato, hanno caricato sul tetto i nostri zaini e sono partiti (25Q). C'eravamo solo noi, la coppia di tedeschi, un'altra coppia di spagnoli e altre due persone del luogo. L'equipaggio era composto dall'autista e da un ragazzo che vendeva i biglietti.
Ci sembrava strano che fossimo così pochi ... INFATTI ... il ragazzo mentre il bus si muove per la cittadina inizia a gridare "HUEHUE!!!" "HUEHUE!!!" (Huehuetenago abbreviazione). In breve il bus si riempie all'inverosimile. Sui posti da due siamo in quattro, persone che ti si appoggiano, i bagagli che vanno ovunque, sacchi con dentro delle povere galline messi sotto il sedile ... e il ragazzo riesce a divincolarsi tra la gente per riscuotere quanto dovuto. Oltretutto il bus fa molte fermate e il ragazzo continua "HueHue!!!" "HueHue!!!" anche quando è evidente che non ci sta neanche uno spillo. Tra una fermata e la successiva l'autobus procede a forte velocità tra queste strade di montagna circondate completamente da boschi. L'autobus stesso è sporchissimo e i Guatemaltechi hanno un bruttissimo vizio: comprano bibite, gelati, patatine e poi una volta finito ....Oplà !! tutto fuori dal finestrino ! C'è anche chi sputa continuamente sul bus (solo uomini per la verità). Io ero stretto tra un contadino che ha dormito tutto il tempo e una donna india con il suo fagottino con dentro il bimbo. Ad un certo punto doveva pagare ed ha passato il fagotto a me ... bhè anche questo è il Guatemala ! Siamo arrivati a Huehuetenago dopo quasi 2 ore, cambiamo al volo il chicken bus e i nostri 2 zaini volano quasi da un tetto all'altro. Questo bus va in direzione Quetzaltenago, ma noi dovremo scendere e cambiare a Cuatro Caminos. C'è una differenza sostanziale tra il primo e questo secondo bus: qui c'è la musica a palla !!Musica Latina, Tecno, italo-spagnola, telecronache di partite e chi più ne ha più ne metta.
"Quetza !!!" "Quetza!!!" continua a gridare il ragazzo ... basta siamo già strapieni !(penso io). A metà tragitto ci avvertono che il bus dietro di noi va direttamente a Panajacel. Scendiamo in mezzo alla strada e trasbordiamo gli zaini, sennonché sbagliano zaino, non è quello di Giancarlo! Lui si arrampica sul tetto del bus ormai in movimento e se lo prende ... al volo !
Questo nuovo autobus è più moderno, ha addirittura la televisione, trasmettono Titanic ! Gesti scaramantici sono d'obbligo. Non c'è posto a sedere, perciò ci danno degli sgabellini da posizionare tra le due file di sedili... e la strada continua su e giù, destra e sinistra tra i verdi altopiani del Guatemala. Aggiungo anche che sui chicken bus ogni tanto sale qualche predicatore. Noi ne abbiamo beccati due, il primo vendeva degli unguenti miracolosi contro ogni tipo di malattia della pelle, il secondo predicava qualcosa di religioso che non ho ben capito... e tutto questo in bus stracolmi !!
Pensavamo fosse finita, pensavamo che questo autobus moderno ci lasciasse a Pana, invece NO !! Ci lascia al bivio di Los Encontros e prosegue diritto verso Città del Guatemala. A questo incrocio aspettiamo pazientemente un nuovo Chicken bus. Dopo circa 10 minuti eccolo, arriva ! Mettiamo gli zaini sul tetto e partiamo. Ma non è ancora finita, arriviamo a Sololà e ci dicono di cambiare bus se vogliamo andare a Pana. Inizia a piovigginare, noi di corsa trasferiamo gli zaini su un altro bus ... questa volta l'ultimo! La strada che conduce da Sololà a Panajacel ha una pendenza mostruosa, si parte, infatti, da 2200mt e si arriva a 1500mt ... il tutto in meno di 10Km. In compenso il panorama sul lago circondato dai vulcani è incantevole. Verso le 18 arriviamo finalmente. Ci dirigiamo verso la Celle Santander che porta verso il lago. E' tutto un susseguirsi di negozietti d' artigianato e ristoranti. Passiamo in rassegna diversi Hostal e Posades, alla fine ne troviamo una molto gradevole, con il suo cortiletto interno, le camere disposte come in una corte, stanza spaziosa e acqua caldissima !!! Il tutto per 40Q a notte (doppia). Il posto si chiama Posada Monte Rosa situata in Calle de Monterrey, una traversa di Santander verso il lago. Dopo la doccia, ceniamo alla "Plancias" con un eccellente pollo al limone e patatine. Chiudo la giornata con l'immancabile internet point e ripenso ... MA CHE GIORNATA !!!

4 Dicembre

Il minivan puntualissimo ci viene a prendere alle 8, oggi è giovedì e a Chichicastenago c'è il mercato. Ieri sera, stanchi degli innumerevoli cambi di Chicken bus, abbiamo prenotato il trasporto a Chichi conn questo mezzo diretto anche se più costoso (65Q). Ci vuole circa 1 ora di strade anche in grossa pendenza, con noi ci sono anche dei Canadesi, dei francese e forse due tedeschi (immancabili e presenti ovunque). Abbiamo saltato la colazione perciò ci fermiamo in un localino a Chichi ... e i miei occhi cosa vedono ?!? Caffè espresso !! E vai che voglio provarlo, sono stanco della solita brodaglia scura, Giancarlo invece è più abituato, è per metà francese ! Il caffè è ottimo e la torta al formaggio che lo accompagna anche ! Prima di addentrarci nel mercato preleviamo qualche Quetzal con la carta ad un bancomat perché sappiamo già quei soldi dove andranno a finire... in realtà solo una parte sarà destinata alle compere. La giornata è nuvolosa, eravamo partiti da Pana con il cielo terso e siamo arrivati qua con le nuvole. Non fa niente, i mille colori del mercato risplendono anche senza lo sfondo del cielo blu. Ci perdiamo tra le bancarelle di stoffe, teli, maschere di legno, tovaglie, cappelli ... insomma c'è di tutto ed è tutto coloratissimo. Visitiamo anche la Iglesia De Santo Tomas sulle cui scalinate viene bruciato incenso e all'interno ci sono gli immancabili aghi di pino con le innumerevoli candele.
E' bello osservare la gente che passa, i volti degli uomini e delle donne, ma soprattutto i volti dei bambini. Ce ne sono tantissimi e di tutte le età, da quelli piccoli portati nella sacca dietro la schiena della mamma a quelli più grandi sempre pronti a venderti qualche oggettino. Le foto le faccio in maniera più discreta possibile, anche se alla fine smetto di osservare quel turbinio di volti da un obiettivo e mi siedo e guardo ... guardo semplicemente chi passa, chi mi sorride, chi mi vuole vendere qualche cosa .... mi sembra di essere in un altro mondo, ma mi trovo bene e mi sento a mio agio.
Nel frattempo anche il sole mostra qualche timido raggio. E così il tempo passa, quasi non me ne accorgo, guardo l'orologio è la una. Inizio ad avere fame e mi dirigo nella zona del mercato dove vendono la frutta. Casualmente incontro Giancarlo, anche lui in giro senza una meta precisa. Prendiamo quei sacchettini trasparenti contenenti molti tipi di frutta: mango, ananas, melone e anguria. Il caldo inizia a farsi sentire e la frutta è proprio ciò che ci voleva (buonissima). Ci riavviamo verso il minivan, abbiamo appuntamento alle due, le compere le abbiamo già fatte. Ancora 1 ora di viaggio e siamo di nuovo a Pana. Possiamo vedere il lago finalmente, ieri sera era troppo buio e questa mattina siamo partiti presto per Chichi, l'acqua è inondata dalla luce del sole e sullo sfondo i tre vulcani (Toliman, Atitlan e San Pedro) troneggiano sulla riva del lago opposta a Panajacel. Cammino lungo la spiaggia mentre Giancarlo è andato a mangiare un boccone. Mi informo su orari e costi per andare a Santiago di Atitlan domani. In pratica c'è una barca pubblica che per 30Q ti porta in un'ora a Santiago. Quella privata invece ci mette 20/30 minuti ma costa la bellezza di 300Q. Ad ogni modo la partenza è per le 9:30 di mattina, vedremo se la voglia e la curiosità domani ci porterà a fare questa gita, piuttosto che dedicare qualche ora al riposo. Domani sera dobbiamo partire per Antigua.
Il tardo pomeriggio lo dedichiamo alla ricerca di un paio di scarpe tipo Trekking per Giancarlo, ma trovare un numero 44 è un'impresa in questo paese. Quasi tutti i negozi arrivano fino al 41!!
La serata la passiamo in un bel localino dove mangio lomo al vino tinto con la solita cerveza Gallo come ieri. E' la birra nazionale del Guatemala (spendiamo 43Q a testa).
Tira un vento piuttosto freddo, le strade sono semideserte, noi ci riavviamo alla posada.

 

MazunteChichiChichiChichiAntigua mercedAntigua mercedTulumTulumTikalSan CristobalRivera
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Questo itinerario è stato proposto da Andrea V., puoi contattarlo: Scrivimi!
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