| Ho finito di trascrivere
dopo quasi un anno il mio diario originale, il tempo e la pigrizia
spesso hanno la meglio sulla mia voglia di accendere il computer con
il quale già lavoro più di otto ore al giorno. Mi piace
oltretutto soffermarmi sulle note, sulle sensazioni di allora attraverso
ciò che ho scritto e spesso il pensiero torna indietro a quei
luoghi in quei momenti. Mi ritrovo ancora qui a sentire il bisogno
incessante di partire, di andare, come se la terra mi bruciasse sotto
i piedi come se la mia anima irrequieta ricercasse nuovi mondi e avesse
di continuo il bisogno di respirare in luoghi lontani. Ho letto recentemente
un bellissimo resoconto dedicato al viaggio e ai viaggiatori ("Il
senso del viaggio" di Chiara Meriani) e ho trovato probabilmente
le ragioni di questa spinta continua:
"Forse, ognuna di queste ricerche è soltanto una
diversa rappresentazione di un unico bisogno: l'arricchimento della
propria anima. E' dunque questa la causa dell'irrequietezza ? A
chi vuole riempire il vuoto dentro di sè, a chi anela alla
conoscenza nel senso più ampio del termine, a quella conoscenza
che permette di capire il senso della vita, una terra non basta:
Vivere in una sola terra è prigionia" (John Donne,
1635)
E allora il viaggiatore parte, ma partendo pensa al ritorno, e
tornando pensa già ad una nuova partenza. E se in un luogo
fisso questi bisogni contrastanti di autonomia e movimento da una
parte, e di appartenenza e stabilità dall'altra risultano
contradditori, non sono conflittuali se messi nella sequenza di
un viaggio. Sta proprio in questo la ragione dell'eterno richiamo
della strada: è l'unica possibilità per far convivere
queste spinte altrimenti inconciliabili".
... e chi nasce con questi bisogni, con questa spinta interiore
non riesce a stare fermo per molto ma vuole continuamente fare un
passo in più verso ciò che non ha ancora visto e scoprire
una nuova via di accesso alla propria anima.
25 Novembre
Quasi chiudo gli occhi quando premo il pulsante cercando di esorcizzare
la luce rossa
così è. Anche Giancarlo passa
senza "danni" così possiamo avviarci a cambiare
qualche Pesos e prendere un taxi (110p) per l'Hotel Juarez. Sarà
pur efficiente la casualità di questo meccanismo all' aeroporto
di Città Del Messico ma noi abbiamo 12 ore di volo alle spalle
senza contare quello da Milano a Francoforte e noi non abbiamo nessuna
voglia di disfare i bagagli all' "Immigration" .
Ho fatto un volo con un cane, no ! non mi sono sbagliato (un volo
da cane), no! Proprio sotto il sedile di fianco al mio c'era un
cagnolino simpatico (charlino) di una cortese signora che dalla
Germania tornava in Messico. Con Giancarlo non abbiamo avuto modo
di parlare molto perciò, sistemati i bagagli, lo facciamo
davanti a due fresche cervezas. Al ritorno dondoliamo un po' (soprattutto
per la stanchezza), ma alla fine raggiungiamo la nostra camera (200p
la doppia).
26 Novembre
Mi sveglio molto presto ed aspetto ad occhi spalancati che arrivi
l'ora convenuta per alzarci. Giancarlo continua nel suo sonno profondo,
quasi lo invidio. Ad ogni modo vicino all'albergo esistono tantissimi
posti dove fare colazione, le paste ed i dolci esposti sono per
ogni palato, per il mio poi basta poco quando si tratta di dolci.
Arriviamo a piedi allo Localo, rivedo questa piazza immensa dopo
5 anni esatti dalla mia precedente visita. Questa enorme piazza
mi fa sempre impressione come la bandiera messicana che sventola
nel suo centro. Mi ricordavo anche del traffico ed anche del rischio
che si corre attraversando la strada in qualunque condizione del
semaforo pedonale. Insomma, Plaza de la Constitucion rappresenta
benissimo tutta Città del Messico, con i suoi colori,
con le sue costruzioni coloniali, con il suo incredibile insieme
di razze e di visi diversi. Ricordavo delle impalcature all'interno
della Cattedrale metropolitana, ma con mia buona sorpresa, l'interno
ne è privo se non l'altare maggiore ancora in via di restauro.
I pavimenti sono pendenti come la chiesa di San Marco a Venezia,
infatti poggia su un terreno paludoso e ogni anno sprofonda un pochino
di più. Il clima all'esterno è piuttosto caldo ma
non nego che per noi è solo un piacere visto che abbiamo
lasciato l'Italia con un clima molto più rigido. Svoltiamo
sulla destra della cattedrale per vedere il Templo Major o meglio
ciò che ne resta. Non riesco neanche ad immaginare come fosse
Tenochitlan all'arrivo degli spagnoli di Cortes. Probabilmente era
di una bellezza e di una grandezza sconcertante per gli spagnoli
stessi
molto più grande e popolosa di Madrid, con
una serie di canali e di abitazioni costruite nel centro del lago
Texcoco, la dove i primi Aztechi videro un'aquila divorare un serpente
sopra un cactus. Dovevano esserci moltissimi templi colorati e luoghi
di culti prima che la devastazione spagnola producesse ciò
che vediamo oggi: quattro pietre annerite dal fuoco.
Da qui al palacio Nacional la strada è breve. I murales di
Diego Rivera sono spettacolari, coloratissimi e risssumono quella
che è la storia del Messico. E' la prima volta che vengo
qui, nella precedente visita avevo trascurato il Palacio e i suoi
murales. Rimedio oggi a quell'errore.
La metropolitana ci porta verso il Chapultepec per visitare il museo
di Antropologia. Passeggiamo prima in quello che è il più
grande parco cittadino (Chapultepec appunto) e prendiamo della frutta
per pranzo. L'ingresso al museo costa 37 pesos e passiamo così
circa 2 ore e mezza. La sala azteca e' spettacolare con il suo enorme
calendario di pietra. Molto interessanti sono anche i codici (Maya
soprattutto). Questi sono i "libri" delle civiltà
precolombiane
una serie impressionante di glifi su pergamena
(o un materiale molto simile) piegate a fisarmonica. Ne rimangono
pochi, salvati dai roghi purificatori della chiesa Romana. Nel tardo
pomeriggio riprendiamo la metropolitana in direzione S.Larario dove
c'è il TAPO (Terminal bus de Oriente) per informarci su orari
e tariffe dei bus ADO per Oaxaca, la nostra destinazione di domani.
Arriviamo in albergo alle 6 di sera molto stanchi; dopo la doccia
ci concediamo un riposo fino alle 9. Per cena scegliamo un ristorante
vicino all' albergo: la Pagoda in 5 de Majo. Spendiamo circa 90
Pesos per Tacos di carne e totillas
non male ma il cibo sembrava
già preconfezionato. L'orologio segna le 22:30, domani ci
dobbiamo svegliare presto. Ci riavviamo verso l'albergo tra le strade
semideserte e la luce tenue dei lampioni
non sembra neanche
Città del Messico vista così.
27 Novembre
Durante la colazione ce la prendiamo comoda così, quando
guardiamo l'orologio e ci rendiamo conto che abbiamo tirato le 8:10,
facciamo una corsa verso l'albergo e ritiriamo gli zaini al volo.
Ci infiliamo in metropolitana e scendiamo a San Lorenzo dove c'è
il Terminal de bus de Oriente o TAPO. Il nostro autobus delle 9
parte, poco male prenderemo quello delle 10.Compriamo i biglietti
per 279 pesos ognuno.
Il viaggio verso Oaxaca dura circa 6 ore il bus è
comodissimo. Nella prima parte attraversiamo l'immensa periferia
di Città del Messico, poi una zona di boschi e conifere e
successivamente, fino al bivio con Cordoba-Orizaba è un susseguirsi
di aree industriali o suburbane. Non pensavo che esistessero posti
in Messico che non mi piacessero, bhè questo invece è
uno di quelli. Dallo svincolo in poi però
Montagne
semidesertiche con infinite distese di cactus e il tutto incorniciato
da un cielo blu che più blu non si può... E le immancabili
nuvole. Che spettacolo, sono contento di aver fatto questo tragitto
di giorno. Arriviamo ad Oaxaca attorno alle 16, prendiamo un bus
cittadino che ci porta verso lo zocalo, il centro. Già dai
finestrini mi innamoro a prima vista di questa città. Le
vie sono tutto un sali-scendi, le case sono coloratissime, i fili
elettrici e del telefono passano in grovigli inverosimili sopra
le case ... e il cielo è così blu con le sue nuvolette
bianche; insomma Oaxaca è per me la città più
messicana del Messico. Alloggiamo all' hotel Cuilàpan in
Calle Trujano a due passi dal centro. Lo abbiamo scelto grazie ad
una segnalazione su un racconto di viaggio. E' un pò caro
(400 pesos per la doppia) ma li vale. Ha un cortile interno e l'edificio
ha due piani con balconate a colonne interno. Lasciamo i bagagli
e corriamo fuori a goderci questa splendida città; ogni angolo,
ogni via è adatto ad una foto e, nonostante l'ora, il blu
serale risplende nel video della mia macchinetta fotografica. Pensandoci
bene è da questa mattina che non mangiamo perciò verso
le 18 ci infiliamo in un localino per ordinare due cervezas fredde
e qualcosa da mangiare. La temperatura è piacevole anzi un
pochino caldo, ci sono 27/28 gradi. Nel frattempo ci informiamo
sui trasporti che domani sera ci porteranno a Pochutla, sulla costa
pacifica. La compagnia Cristobal Colon per 188 pesos in 8 ore arriva
a destinazione ( e la CC non e' come la ADO). Sempre grazie ad un
racconto di viaggio scopriamo che in Calle la Noria esistono dei
minivan che per 120 pesos ti portano in 5 ore e mezzo a destinazione.
Io e Giancarlo ci guardiamo in faccia e prendiamo subito la decisione
di come muoverci senza neanche aprire bocca. Il resto della serata
si trascorre tra Internet point (dove ci passo almeno 1 ora) e albergo.
Verso le 21 usciamo a cenare. Ci dirigiamo verso lo zocalo, dove
sotto i portici della piazza, mangiamo degli ottimi tacos di carne
con cerveza per 113 pesos. Questo ristorante "Primavera"
non è male, sicuramente consigliabile. Chiudiamo la serata
con una passeggiata e con il mezcal, il liquore famoso perché
estratto dall'agave e soprattutto perché ogni bottiglia contiene
il verme. Personalmente dopo il primo assaggio non mi piace, mentre
Giancarlo lo trova buono, mah!, il mistero del gusto personale !
Molto più caratteristico è il luogo dove andiamo a
berlo. Si tratta di un locale, sulla stessa via dell'albergo, dove
l'ingresso ha delle porticine tipo saloon e al suo interno troviamo
il barista e 4 o 5 ubriachi; uno di questi ci attacca un bottone
incredibile fatto di conversazione in Spagnolo-inglese-italiano.
Questa Oaxaca mi piace sempre di più.
28 Novembre
Ancora una volta mi sveglio presto (ma che novità), così
in attesa dell'ora convenuta con Giancarlo mi faccio una lunghissima
doccia. Oggi è il giorno di Monte Alban, un sito zapoteco
situato nelle vicinanze di Oaxaca. Non nascondo che questa è
una delle ragioni per cui nel nostro itinerario abbiamo messo questa
città; in realtà Oaxaca ci ha sorpreso, stupito, meravigliato.
Finita la colazione, lasciamo gli zaini in custodia allo stesso
albergo e ci avviami in Calle Mina presso l'albergo "la Riviera
del Angel". Da qui per 24 pesos ci sono dei bus che portano
direttamente al sito in circa ½ ora . Inizia a fare caldo
e all'ingresso (37Pesos) mi pento di non aver portato il cappello,
ma ad ogni modo siamo qui, oltrepassata la scalinata la vista è
spettacolare. Mi ricorda la visita fatta a Tehotiuacan la volta
del mio precedente viaggio, solo che qui non ci sono piramidi, ma
l'atmosfera è mistica, carica della stessa energia. Passiamo
2 ore senza una meta precisa , ma girovagando a caso lasciandoci
avvolgere dalla sua magica atmosfera. Da quassù la vista
sulla città di Oaxaca è bellissima, mi giro ancora
un' ultima volta verso la spianata dei templi e ammiriamo di nuovo
il blu del cielo arrivare fino ai gradoni delle costruzioni dove
un tempo lontano vivevano migliaia di persone.
Sono le 12:30 è tempo di rientrare .... in città ci
fermiamo in un localino per mangiare qualcosa di veloce. Delle tostadas
con prosciutto e una bistecca messicana con le solite cervezas
(85 pesos in due). Il resto del pomeriggio lo passiamo a perderci
per le vie colorate della città; ogni angolo nasconde una
vista speciale, un colore diverso, un'atmosfera che solo il Messico
ti sa dare. Aspettiamo oziosamente che apra la chiesa di Santo Domingo
(16), veniamo ripagati da un interno decisamente bello e lussuoso
ma che personalmente non amo moltissimo; anzi paradossalmente preferisco
le chiese spoglie internamente. Aggiungo infine che non mi piace
vedere le statue di Gesù o delle Madonna così riccamente
adornate. E' un'abitudine che ho visto anche in Perù e penso
sia comune a tutta l'America Latina. Ci avviamo in calle la Noria
presso l'ufficio (ma anche punto di partenza) dei minivan per Pochutla.
Per 120 pesos ognuno compriamo i biglietti: partiremo alle 23:30
e il tragitto sarà di 5 ore ½. Trasferiamo gli zaini
dall'albergo all'ufficio dei minivan e poi di nuovo verso lo zocalo
in attesa della cena. Prima però torniamo a prenderci felpa
e giubbino negli zaini, la temperatura è calata e c'è
una forte escursione termica fra giorno e sera. Il locale scelto
per la cena non lascia una traccia positiva per qualità e
quantità e poi non vogliamo mangiare cibi pesanti visto che
il viaggio che ci aspetta sarà tutto curve; la strada si
inerpica sulla Sierra madre per poi ridiscendere verso il Pacifico.
Le 23:30 arrivano, ma da qui comincia una specie di incubo fatto
di 5 ore e1/2 di curve e controcurve ad una velocità pazzesca.
Non guardo, cerco di chiudere gli occhi e appoggio la testa sul
mio zaino cercando di dormire per non star male.
29 Novembre
Grazie al cielo arriviamo a Pochutla alle 5:15, dove prendiamo
un taxi in direzione Mazunte. Ci dirigiamo alle cabanas "Alta
Mira" , dove per 350 Pesos ci viene assegnata una cabana con
pavimento in cemento e tutto il resto in paglia, simile alle tipiche
costruzioni polinesiane. Al primo piano c'è un letto con
il bagno, al piano superiore, proprio sotto il tetto di paglia,
c'è il secondo letto dove prendo posto. Non riesco a dormire
e dalla terrazza del bar ci godiamo un'alba spettacolare sull'oceano
Pacifico. Mazunte non è un paese vero e proprio, è
un insieme di cabanas immerse nella vegetazione, che costeggiano
le strade sterrate del paese... insomma un paradiso sull'oceano.
Immagino che allo stesso modo doveva essere Puerto Escondido tanti
anni fa. Dormo poco e già alle 9:30 siamo già pronti
per la colazione al ristoro dell' Alta Mira ... molta frutta e poco
del resto, fa già un gran caldo. Ci concediamo una lunga
passeggiata sulla spiaggia di Mazunte fatta di un mare impetuoso,
sabbia rosa, palme da cocco e il solito cielo blu. Il resto della
giornata trascorre pigramente tra una passeggiata nel paese e il
ritorno difficoltoso (vista la salita) alla nostra cabana. Mi lascio
cullare fino alle 4 dall'amaca sul terrazzo, poi decido di andare
in spiaggia, voglio fare il mio primo bagno nell'oceano. Conosco
la sua pericolosità, resto vicino alla riva a giocare con
le onde. L'acqua mi arriva al ginocchio e, subito dopo l'ondata,
me la ritrovo al collo. La risacca è fortissima e mi trascina
al largo, in più nel tardo pomeriggio il vento è un
pochino più forte e con lui le onde. Torno in spiaggia a
prendere il sole.
Fino ad ora dei famosi cani randagi del Messico ne avevo visti ben
pochi, ma la spiaggia di Mazunte ne è piena di tutti i colori
e razze. Girovagano pigramente tra la gente elemosinando qualcosa,
ma quando il sole picchia spariscono tutti sotto qualche albero.
Uno in particolare mi continua a seguire in ogni mio spostamento
e quando ero in acqua mi guardava con aria di compatimento. Probabilmente
trova strano il comportamento di noi umani a giocare in un mare
così pericoloso. Non so come si chiama ma io l' ho battezzato
Totò (da nome del famoso Boss siciliano) per la sua abitudine
di comandare sugli altri cani, o almeno questa è la mia impressione.
Mi raggiunge Giancarlo e Totò continua a scrutare i nostri
sollazzi in acqua, finché scocciato se ne va.
La sera incontriamo Vittorio, un ragazzo che vive e lavora ad Ibiza.
Durante i quattro mesi di chiusura gira il mondo. Ci consiglia un
ristorante sulla spiaggia dove mangiamo di gamberoni con riso
e patatine, fantastico. E' il miglior pasto che abbiamo fatto
da quando siamo partiti. Nel frattempo facciamo una chiacchierata
con Vittorio che ci da tutta una serie di consigli sui luoghi dove
andremo. Si aggiungono a noi 2 ragazzi di Roma e scopriamo che anche
loro domani sera partiranno con lo stesso bus per san Cristobal.
Totò continua a girarmi attorno, ma non viene ad elemosinare
cibo ... tiene lontani gli altri cani. Alle 11 ci salutiamo ed andiamo
a dormire concludendo una lunghissima giornata.
30 Novembre
Questa mattina mi alzo quasi alle 9, un vero record per me. Giancarlo
dorme e allora vado in spiaggia per probabilmente l'ultimo bagno
nell'oceano. Le onde la mattina sono molto più quiete. Non
si vede in giro Totò. Ci concediamo ancora per pranzo i gamberoni
con in aggiunta il polpo. Ancora una volta è veramente buono
questo ristorante, il "Palapa el Mazunte", è davvero
da consigliare, si trova sulla spiaggia, subito dopo il più
famoso El Pescador. Per il pomeriggio non sappiamo bene cosa fare,
le possibili mete sono: Puerto Escondido, Zipolito o San Augustinillo.
Vittorio ieri sera ci diceva che Puerto è eccessivamente
turistico e poi andarci e poterci stare solo un paio di ore ....
Zipolite invece è simile a Mazunte ma ha un turismo più
di "tossici" e sbandati. Ad ogni modo non abbiamo verificato
direttamente in quanto con venti minuti di camminata siamo andati
a San Augustinillo, la più vicino delle tre mete, ci si arriva
incamminandosi sulla strada principale di Mazunte. Non mi è
sembrato male come post, un pochino più abbandonato. Ad ogno
modo alle 16:30 abbiamo già fatto ritorno, presi gli zaini
e ci siamo già messi in strada ad aspettare un taxi collettivo.
Mi dispiace enormemente lasciare questo posto meraviglioso ....arriva
il taxi che per 20 Pesos a testa ci porta a Pochutla dove prenderemo
il bus della Cristobal Colon per San Cristobal de las Casas in Chiapas.
Siamo appena saliti quando vedo Totò correrci incontro e
poi di nuovo dietro la macchina finché non ce la fa più
(mi illudo sia il suo ultimo saluto)... Adios Totò, Adios
Mazunte, Adios Paraise.
A Pochutla compriamo subito i biglietti del bus (269 p) e poi facciamo
un giro per la città in attesa delle 19.45. Reincontriamo
i due ragazzi di Roma anche loro in attesa di partire. Quando vedo
il bus mi viene lo sconforto: questi Cristobal Colon non sono certo
la Ado, ma qui non abbiamo alternativa, su questa tratta hanno il
monopolio. Non devo pensare che passerò più di 12
ore su questo mezzo dalle gomme lisce...speriamo in bene. I nostri
posti sono proprio dietro l'autista perciò almeno avremo
più spazio per le gambe...e si parte per un viaggio che sembrerebbe
interminabile, ma visto che sono riuscito a dormire un pò
(miracolo!) è passato abbastanza bene...a parte i precipizi
sulla strada da Tuxla Gutierrez a San Cristobal!
1 Dicembre
Alle 8.15 siamo alla stazione dei bus di San Cristobal e
alloggiamo all'Hospedaje DAVID sulla BENITO JUAREZ proprio dietro
la chiesa di Santa Lucia (140 p per la doppia). Le camere sono un
po' piccole per 2 persone ma in compenso sono molto pulite e l'ambiente
è confortevole. Lasciamo gli zaini e dopo una breve lavata
siamo già in strada a cercare un posto per fare colazione.
Il sole scalda moltissimo ed è un piacere visto la notte
passata al freddo grazie al condizionatore del bus Cristobal Colon.
Ci dirigiamo poi alla chiesa di Santo Domingo attorno alla quale
si sviluppa un mercato dell'artigianato locale coloratissimo,
grazie soprattutto alla popolazione Indios che si veste con
colori molto accesi. I bambino poi vengono messi in una sacca legata
dietro la schiena e ogni tanto cacciano fuori la testa per scrutare
attorno. Tento di fare delle foto ma queste persone sono molto restie
a farsi fotografare, anzi, se ti scoprono nascondono la faccia dietro
la mano. Forse è giusto così non sono animali da circo.
In compenso sia io che Giancarlo lasciamo loro una bella sommetta
alle varie bancarelle; iniziano le prime compere e restiamo a girovagare
per più di 2 ore. Guardo i miei acquisti e penso quanto ora
sarà più pesante lo zaino. Il Mercado Central invece
è molto più grande ma le bancarelle sono quasi tutte
di frutta e verdura; anche qui è un'esplosione di colori:
ananas, mango, papaya, arance, banane, c'è veramente di tutto.
Facciamo ritorno verso la piazza principale di San Cristobal: Plaza
31 de Marzo. La cattedrale è molto scenografica ed è
pitturata di giallo, l'accostamento con il cielo blu sembra fatto
apposta. Ci dirigiamo di nuovo in albergo a sistemare le nostre
compere poi, mentre io decido di restare a farmi una doccia, Giancarlo
riesce alla scoperta della città. Verso le 17, mentre sto
uscendo, mi ferma David, un ragazzo che forse è anche proprietario
dell'albergo per farmi vedere i suoi dipinti. In realtà sono
tutte forme e figure astratte che rappresentano diversi episodi
della vita, piuttosto che emozioni umane oppure danno anche una
visione politica del mondo. Mi sembra un ragazzo molto deciso e
sicuro nella sua visione del mondo. Io non amo le figure astratte,
ma nei suoi disegni e nel suo modo di interpretarli c'è un
fondo che mi piace. Esco poco prima dell'imbrunire e mi diverto
ad esplorare i vicoli e gli angoli più pittoreschi della
città. I coloni e le vie mi ricordano Oaxaca, solo che qui
la popolazione è in maggioranza indios. Alle 18 mi ritrovo
con Giancarlo di fronte alla cattedrale, torniamo in albergo perché
vuole prenotare la gita del giorno successivo a Palenque. Io decido
di non andarci nonostante la voglia e la passione per questo sito
siano tante. Preferisco vedere domani i paesini caratteristici attorno
a San Cristobal. Ceniamo presto e velocemente (le porzioni tra l'altro
sono molto scarse) e andiamo a letto presto, domani sarà
una giornata lunga (soprattutto per Giancarlo) e oggi siamo in piedi
da quasi 24 ore, cioè da ieri sera quando abbiamo preso il
bus a Pochutla.
2 Dicembre
Di notte la temperatura scende parecchio, già di sera bisogna
andare in giro con un maglione. Meno male che avevamo chiesto due
coperte in più. Alle 7 Giancarlo si alza per partire verso
Palenque. Io esco poco più tardi e inizio a perdermi nei
vicoli di questa bellissima città, non ho una meta, ho solo
voglia di conoscere meglio San Cristobal. Nello zocalo c'è
ancora la manifestazione dei bambini delle elementari e delle medie
che pubblicizzano, con maschere e cartelli, l'uso dei metodi anticoncezionali.
Già a vent'anni le ragazze indios hanno 3 o 4 bambini e a
trent'anni ne dimostrano sessanta. Il problema della limitazione
delle nascite anche qui non è molto sentito; evidentemente
il governo prova a fare educazione sessuale sui bambini; sugli adulti
probabilmente lo considera inutile e non più percepibile...almeno
questa è la mia impressione.
Mi aggiro per un'ora nel Mercado Municipal un tripudio di colori
della frutta. Mi prendo anche una banana da mangiare, sono molto
tentato dall'ananas (non ne ho mai visti di così meravigliosi),
ma non ho un coltello e rinuncio al mio proposito. Tra l'altro noto
solo ora quanto sono alti i marciapiedi qui a San Cristobal, in
alcuni punti arrivano anche ad un'ottantina di centimetri. Per pranzo
mangio un panino al formaggio così posso continuare il mio
giro. Oggi è nuvoloso e c'è fresco, ieri a quest'ora
c'erano almeno 10 gradi in più. Faccio ancora qualche compera
al mercato ( ma dove metterò tutta questa roba?). Nel primo
pomeriggio fermo un taxi che per 50 p mi porta a San Juan Chamula.
Sono l'unico turista in giro e compro un boletos (10 p) per entrare
nella chiesa del paese. Appena apro la porta d'ingresso rimango
di sasso. Il pavimento è cosparso di aghi di pino sopra un
pavimento di piastrelle. È buio, ma la chiesa è illuminata
da centinaia di candele, molti indios sono in ginocchio a pregare
a voce alta, sentirli insieme mi ricorda le preghiere tibetane.
Ogni persona è inginocchiata da sola o con la famiglia sul
pavimento e si passano continuamente bicchieri di coca o pepsi cola
in modo da poter ruttare durante la preghiera. Una famiglia ad un
certo punto sgozza una gallina e la offre ai vari santi della chiesa.
Ci sono le statue di moltissimi santi ben addobbati e rinchiusi
in teche di legno e vetro. Mi sento un estraneo e sono completamente
da solo e da solo mi aggiro tra le presone in preghiera. Questi
riti pagani adattati alla religione cristiana solo per compiacere
agli spagnoli resistono da secoli e non solo qui in Chiapas, ma
anche in Guatemala...anzi, ora che ci penso ho visto qualcosa di
simile in Perù. Esco e mi trovo di fronte il solito mercatino.
San Juan Chamula con i suoi riti si è sicuramente integrato
nelle ruote del turismo e perciò anche dei soldi, ma oggi
ho avuto la sensazione dell'autenticità di quei riti, mi
sembravano troppo spontanei. Torno in taxi e mi faccio lasciare
davanti alla stazione dei bus, devo comprare i biglietti per domani
mattina con direzione Ciudad Cuauhtemoc (70p), l'ultima città
messicana prima del confine con il Guatemala (La Mesilla). Torno
poi in albergo a riposarmi un po' e per collegarmi ad Internet.
Passo nello stesso giorno dalla tradizione dei riti maya alla più
moderna tecnologia, forse noi siamo troppo legati alle nostre abitudini
e ai nostri modi di vivere. Questo ha uno svantaggio: non riusciamo
pienamente a capire il modo di vivere degli altri.
Prima di cena faccio di nuovo un passeggiata nel centro, noto solo
ora quante bancarelle vendono pupazzetti raffiguranti il subcomandante
Marcos ci siano in giro. Al mercato avevo notato qualche maglietta
o striscione inneggiante agli zapatisti, per il resto però
più nulla. In compenso la forte presenza dei militari evidenzia
che questa zona è ancora "calda". Mi sembra che
nonostante gli accodi di Città del Messico tra indios e governo
centrale le cose qui non siano cambiate di molto...e da allora Marcos
non si fa più vedere, si nasconde nella foresta.
Quando torno da cena trovo Giancarlo, è rientrato in anticipo,
mi racconta entusiasta il suo giro a Palenque. Lo accompagno
a cenare e io mi prendo il solito te di manzanilla e poi a letto,
domani tanto per cambiare ci dobbiamo alzare presto.
3 Dicembre
Ero così curioso di vedere questi autobus della Altos (una
compagnia che non avevo mai preso) ... quando ci siamo trovati di
fronte alla stazione la solita ciofeca della Cristobal Colon non
ho potuto trattenere un'imprecazione. Ad ogni modo alle 7:45 partiamo
da San Cristobal e arriviamo alle 11:30 a Ciudad de Cuauahtemoc
dopo quasi 4 ore contro le 3 programmate. Perché ?? Perché
l'autista quando mancano non più di 10Km alla destinazione
decide di fermarsi a mangiare in un paesino sperduto. Li, abbiamo
lasciato almeno ¾ d'ora. Insieme a 2 ragazzi tedeschi, una
volta arrivati, prendiamo il taxi (10p) che ci porta al confine,
dove compiliamo le solite carte all'ufficio di immigrazione del
Guatemala, con 30 Pesos aggiuntivi otteniamo il visto. Valichiamo
il ponte e ... siamo in Guatemala !!!
Da questo momento inizia uno dei viaggi più allucinanti ma
allo stesso tempo più incredibili che abbia mai fatto, lo
scopo è di arrivare a Panajacel sul lago Atitlan. Come prima
cosa prendiamo un autobus a La Mesillia (la città di confine)
per arrivare a Huehuetenago. Questo è un bus delle galline
(chicken bus) tutto colorato, hanno caricato sul tetto i nostri
zaini e sono partiti (25Q). C'eravamo solo noi, la coppia di tedeschi,
un'altra coppia di spagnoli e altre due persone del luogo. L'equipaggio
era composto dall'autista e da un ragazzo che vendeva i biglietti.
Ci sembrava strano che fossimo così pochi ... INFATTI ...
il ragazzo mentre il bus si muove per la cittadina inizia a gridare
"HUEHUE!!!" "HUEHUE!!!" (Huehuetenago abbreviazione).
In breve il bus si riempie all'inverosimile. Sui posti da due siamo
in quattro, persone che ti si appoggiano, i bagagli che vanno ovunque,
sacchi con dentro delle povere galline messi sotto il sedile ...
e il ragazzo riesce a divincolarsi tra la gente per riscuotere quanto
dovuto. Oltretutto il bus fa molte fermate e il ragazzo continua
"HueHue!!!" "HueHue!!!" anche quando è
evidente che non ci sta neanche uno spillo. Tra una fermata e la
successiva l'autobus procede a forte velocità tra queste
strade di montagna circondate completamente da boschi. L'autobus
stesso è sporchissimo e i Guatemaltechi hanno un bruttissimo
vizio: comprano bibite, gelati, patatine e poi una volta finito
....Oplà !! tutto fuori dal finestrino ! C'è anche
chi sputa continuamente sul bus (solo uomini per la verità).
Io ero stretto tra un contadino che ha dormito tutto il tempo e
una donna india con il suo fagottino con dentro il bimbo. Ad un
certo punto doveva pagare ed ha passato il fagotto a me ... bhè
anche questo è il Guatemala ! Siamo arrivati a Huehuetenago
dopo quasi 2 ore, cambiamo al volo il chicken bus e i nostri 2 zaini
volano quasi da un tetto all'altro. Questo bus va in direzione Quetzaltenago,
ma noi dovremo scendere e cambiare a Cuatro Caminos. C'è
una differenza sostanziale tra il primo e questo secondo bus: qui
c'è la musica a palla !!Musica Latina, Tecno, italo-spagnola,
telecronache di partite e chi più ne ha più ne metta.
"Quetza !!!" "Quetza!!!" continua a gridare
il ragazzo ... basta siamo già strapieni !(penso io). A metà
tragitto ci avvertono che il bus dietro di noi va direttamente a
Panajacel. Scendiamo in mezzo alla strada e trasbordiamo gli zaini,
sennonché sbagliano zaino, non è quello di Giancarlo!
Lui si arrampica sul tetto del bus ormai in movimento e se lo prende
... al volo !
Questo nuovo autobus è più moderno, ha addirittura
la televisione, trasmettono Titanic ! Gesti scaramantici sono d'obbligo.
Non c'è posto a sedere, perciò ci danno degli sgabellini
da posizionare tra le due file di sedili... e la strada continua
su e giù, destra e sinistra tra i verdi altopiani del Guatemala.
Aggiungo anche che sui chicken bus ogni tanto sale qualche predicatore.
Noi ne abbiamo beccati due, il primo vendeva degli unguenti miracolosi
contro ogni tipo di malattia della pelle, il secondo predicava qualcosa
di religioso che non ho ben capito... e tutto questo in bus stracolmi
!!
Pensavamo fosse finita, pensavamo che questo autobus moderno ci
lasciasse a Pana, invece NO !! Ci lascia al bivio di Los Encontros
e prosegue diritto verso Città del Guatemala. A questo incrocio
aspettiamo pazientemente un nuovo Chicken bus. Dopo circa 10 minuti
eccolo, arriva ! Mettiamo gli zaini sul tetto e partiamo. Ma non
è ancora finita, arriviamo a Sololà e ci dicono di
cambiare bus se vogliamo andare a Pana. Inizia a piovigginare, noi
di corsa trasferiamo gli zaini su un altro bus ... questa volta
l'ultimo! La strada che conduce da Sololà a Panajacel ha
una pendenza mostruosa, si parte, infatti, da 2200mt e si arriva
a 1500mt ... il tutto in meno di 10Km. In compenso il panorama sul
lago circondato dai vulcani è incantevole. Verso le 18 arriviamo
finalmente. Ci dirigiamo verso la Celle Santander che porta verso
il lago. E' tutto un susseguirsi di negozietti d' artigianato e
ristoranti. Passiamo in rassegna diversi Hostal e Posades, alla
fine ne troviamo una molto gradevole, con il suo cortiletto interno,
le camere disposte come in una corte, stanza spaziosa e acqua caldissima
!!! Il tutto per 40Q a notte (doppia). Il posto si chiama Posada
Monte Rosa situata in Calle de Monterrey, una traversa di Santander
verso il lago. Dopo la doccia, ceniamo alla "Plancias"
con un eccellente pollo al limone e patatine. Chiudo la giornata
con l'immancabile internet point e ripenso ... MA CHE GIORNATA !!!
4 Dicembre
Il minivan puntualissimo ci viene a prendere alle 8, oggi è
giovedì e a Chichicastenago c'è il mercato. Ieri sera,
stanchi degli innumerevoli cambi di Chicken bus, abbiamo prenotato
il trasporto a Chichi conn questo mezzo diretto anche se più
costoso (65Q). Ci vuole circa 1 ora di strade anche in grossa pendenza,
con noi ci sono anche dei Canadesi, dei francese e forse due tedeschi
(immancabili e presenti ovunque). Abbiamo saltato la colazione perciò
ci fermiamo in un localino a Chichi ... e i miei occhi cosa vedono
?!? Caffè espresso !! E vai che voglio provarlo, sono stanco
della solita brodaglia scura, Giancarlo invece è più
abituato, è per metà francese ! Il caffè è
ottimo e la torta al formaggio che lo accompagna anche ! Prima di
addentrarci nel mercato preleviamo qualche Quetzal con la carta
ad un bancomat perché sappiamo già quei soldi dove
andranno a finire... in realtà solo una parte sarà
destinata alle compere. La giornata è nuvolosa, eravamo partiti
da Pana con il cielo terso e siamo arrivati qua con le nuvole. Non
fa niente, i mille colori del mercato risplendono anche senza lo
sfondo del cielo blu. Ci perdiamo tra le bancarelle di stoffe, teli,
maschere di legno, tovaglie, cappelli ... insomma c'è di
tutto ed è tutto coloratissimo. Visitiamo anche la Iglesia
De Santo Tomas sulle cui scalinate viene bruciato incenso e all'interno
ci sono gli immancabili aghi di pino con le innumerevoli candele.
E' bello osservare la gente che passa, i volti degli uomini e delle
donne, ma soprattutto i volti dei bambini. Ce ne sono tantissimi
e di tutte le età, da quelli piccoli portati nella sacca
dietro la schiena della mamma a quelli più grandi sempre
pronti a venderti qualche oggettino. Le foto le faccio in maniera
più discreta possibile, anche se alla fine smetto di osservare
quel turbinio di volti da un obiettivo e mi siedo e guardo ... guardo
semplicemente chi passa, chi mi sorride, chi mi vuole vendere qualche
cosa .... mi sembra di essere in un altro mondo, ma mi trovo bene
e mi sento a mio agio.
Nel frattempo anche il sole mostra qualche timido raggio. E così
il tempo passa, quasi non me ne accorgo, guardo l'orologio è
la una. Inizio ad avere fame e mi dirigo nella zona del mercato
dove vendono la frutta. Casualmente incontro Giancarlo, anche lui
in giro senza una meta precisa. Prendiamo quei sacchettini trasparenti
contenenti molti tipi di frutta: mango, ananas, melone e anguria.
Il caldo inizia a farsi sentire e la frutta è proprio ciò
che ci voleva (buonissima). Ci riavviamo verso il minivan, abbiamo
appuntamento alle due, le compere le abbiamo già fatte. Ancora
1 ora di viaggio e siamo di nuovo a Pana. Possiamo vedere il lago
finalmente, ieri sera era troppo buio e questa mattina siamo partiti
presto per Chichi, l'acqua è inondata dalla luce del sole
e sullo sfondo i tre vulcani (Toliman, Atitlan e San Pedro) troneggiano
sulla riva del lago opposta a Panajacel. Cammino lungo la spiaggia
mentre Giancarlo è andato a mangiare un boccone. Mi informo
su orari e costi per andare a Santiago di Atitlan domani. In pratica
c'è una barca pubblica che per 30Q ti porta in un'ora a Santiago.
Quella privata invece ci mette 20/30 minuti ma costa la bellezza
di 300Q. Ad ogni modo la partenza è per le 9:30 di mattina,
vedremo se la voglia e la curiosità domani ci porterà
a fare questa gita, piuttosto che dedicare qualche ora al riposo.
Domani sera dobbiamo partire per Antigua.
Il tardo pomeriggio lo dedichiamo alla ricerca di un paio di scarpe
tipo Trekking per Giancarlo, ma trovare un numero 44 è un'impresa
in questo paese. Quasi tutti i negozi arrivano fino al 41!!
La serata la passiamo in un bel localino dove mangio lomo al vino
tinto con la solita cerveza Gallo come ieri. E' la birra nazionale
del Guatemala (spendiamo 43Q a testa).
Tira un vento piuttosto freddo, le strade sono semideserte, noi
ci riavviamo alla posada.
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