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...della Volare Air Europe :
l'inebriante MAURITIUS, perla africana dell'oceano indiano.
Come al solito questo è il nostro resoconto di un'inaspettata
e decisamente positiva vacanza in un'isola suggestiva, famosa per
essere una meta semplice nei mari più belli del mondo, per
le sue canne da zucchero, le montagne verdi e soprattutto
perchè immersa in una struggente atmosfera orientale, o meglio
dire "indiana".
Al ns. arrivo al Sir Ranggolan International Airport fa molto caldo
ci sono 32 gradi, e noi lo avvertiamo maggiormente perché
indossiamo ancora i piumini e le sciarpe per proteggerci dal freddo
italiano.
Ma come si mette piede a terra dall'aereo ci si accorge che qui
la semplicità scandisce ogni momento della giornata e non
si può fare a meno di esser coinvolti, il caldo, la vegetazione
intorno, l'assoluta gentilezza dei locali, ci sentiamo subito a
nostro agio, per cui
visto che qualcuno dovrà pur
farlo, iniziamo a spogliarci. Rimaniamo del ns. essenziale investiti
dall'afa e ben felici di sapere che questo è il periodo migliore
per visitare l'isola, poiché, (come in autunno) si è
esenti da piogge e cicloni tropicali.
Per il ns. soggiorno di 11 gg. scegliamo Trou aux Biches,
sul promontorio nord ovest dell'isola, e come sempre non ci limitiamo
alla vita da villaggio, anzi, facciamo autonomamente tutte le escursioni,
grazie e insieme a Robert un locale di Gran Baie che ci fa da Cicerone
e ci accompagna ovunque con il suo pulmino.
La stanza affidataci, suite "Scherazade" è in
puro stile indonesiano, colma di fiori freschi, molto curata
e spaziosa (ha addirittura due camere da letto) e ha un piccolo
particolare, si affaccia sull'enorme terrazzo dove stanno sempre
a giocare Damien e Dafne i piccoli figli (6 e 2 anni) della custode
Daniela.
Impossibile non notarli e soprattutto non sentirli urlare, canticchiare,
litigare, così immediatamente scatta l'operazione "caramella
* bonbon" cattivissimo giochino della Saby per cui ad ogni
caramella ricevuta si contraccambia con degli enormi bacioni, i
bimbi ovviamente accettano timidamente per gola e subito dopo iniziano
a ridere, catturati!!
La vacanza inoltre è piacevole perché conosciamo oltre
al resto del gruppo italiano una simpatica coppia lombarda Max e
Anna, con i quali "trattiamo" per l'indomani l'escursione
delle isole del nord, sul catamarano Maeva, per un giorno
tutto mare oltre la barriera corallina.
Partendo da Grand Baie, la rotta incrocia per primo l'enorme
scoglio di Coin de Mire e navigando verso la costa nord siamo meravigliati
dalla trasparenza delle acque e divertiti dalle onde altissime che
ci sballottano sulla barca. Lo spettacolo è incredibile,
questo crostone roccioso sembra immergersi nel mare e dominare la
baia, nel frattempo per distrarci, Holivier e Julio dell'equipaggio
iniziano a ballare sulle note della Sega, tipica musica reggae,
con lo strasentito e strafamoso cd di Peros Vert. In meno di 2 ore
di navigazione raggiungiamo la seconda isola Ile Plate, l'unica
di questo arcipelago ad avere un faro funzionante dal 1982. Lo sbarco
in questo isola deserta e ancora selvaggia non ci sembra reale
ma paradisiaco. A parole è difficile dirlo ma chiunque abbia
visto questa sabbia rosa bianca sullo sfondo delle montagne rocciose
e nere è rimasto davvero estasiato. Il ns. intento è
quello di attraversare tutta l'isola a piedi, prima del BBQ, ed
arrivare al lontano promontorio di rocce vulcaniche che costituiscono
il picco più alto. L'impresa ovviamente è impossibile
perché fa molto caldo, è quasi mezzogiorno, il sole
ci ustiona letteralmente il viso e le spalle e la cosa più
scontata da fare, insieme a Anna e Max è buttarsi al volo
in acqua.
La 3* tappa è Ilot de Gabriel, buffa a vedersi da
lontano, perché ha la forma di una tartaruga che bruca,
e strana a vedersi da vicino perché ovunque si notano formazioni
calcaree che i locali ritengono siano resti fossilizzati di una
preistorica foresta, tuttora rimasta intatta nonostante il passare
dei secoli. La giornata si conclude verso le 18.00 stanchi e decisamente
scottati, ma divertiti e vogliosi dell'escursione del giorno dopo,
che fra l'altro è festa nazionale (12 marzo).
Il 12.03.03 appunto, sempre con Robert, giungiamo in tarda mattinata
il tempio indù di Grand Bassin, dedicato al culto
di Shivaratree e Ganeshaya. Noi turisti sembriamo proprio fuori
luogo, l'atmosfera di devozione e di preghiera è surreale
e velata, ci sono moltissime donne e ragazze vestite a festa con
bellissimi sari di seta, gli uomini indù rigorosamente vestiti
di bianco accendono incensi, spaccano enormi noci di cocco e buttano
frutta lungo le rive del lago, mentre i bimbi, giocando, cercano
di acchiappare a mani nude le murene che si vedono sott'acqua.
Piccolo particolare questo lago è considerato il secondo
luogo sacro al mondo per gli indù dopo il fiume Gange,
ed è proprio dal Gange che è stata prelevata l'acqua
con il quale il lago fu consacrato per la prima volta nel 1893 (Robert
sei impeccabile!!). Si prosegue nel tragitto con ancora l'odore
di vaniglia sotto il naso, arriviamo alle cascate di Chamarel, breve
soste ad un punto panoramico (Gorge De Riviere Noire) dove incontriamo
una numerosa ma soprattutto eccitata e pericolosa famiglia di scimpanzé.
Il percorso è attraversato da immense coltivazioni di
the, giunti a destinazione entriamo nel parco delle "Terre
dei 7 colori", fenomeno geologico dovuto all'azione del
tempo sulle terre vulcaniche e dalla tipologia di culture di canna
da zucchero e caffè. All'interno del parco troviamo una piscina
naturale che ospita 4 tartarugone da terra giganti, secolari,
sono 2 coppie e la femmina più longeva ha 120 anni, la curiosità
è che sono curate e coccolate da un biologo che fa spola
tra Maurice e l'arcipelago delle Seychelles nell'atollo di Aldabra,
e che si occupa con cura della salvaguardia delle tartarughe giganti.
Nel pomeriggio scendiamo verso le Morne, bella cittadina all'estremo
sud ovest, e di passaggio a Flic & Flac facciamo finalmente
un bagno rilassante al mare al tramonto, molto particolare il gioco
di colori che evidenzia e profili delle montagne circostanti.
13.03.2003 Giornata dedicata inizialmente alle compere, a Goodland,
piccolo paesino rinomato per la vendita e la fabbricazione dei modelli
di velieri, e successivamente alla visita di Port Luis, la capitale.
Ci sono stoffe molto belle, ideali per chi ama le tende,
i batik e tutti i complementi d'arredo etnici, io mi perdo nelle
botteghine indiane ma manco a dirlo è già ora di lasciare
il paesino alla volta di Port Luis, la capitale. Arriviamo
nel centro storico e commerciale della città, il porto, fondato
nel 1735 dai francesi, occupato poi dagli olandesi, dagli inglesi
e finalmente ora i mauriziani sono orgogliosi, dopo secoli di dominio
straniero, di essere al governo con un primo ministro de Maurice,
anche se solo dal 1968. Maurice è una repubblica parlamentare
ma rimane membro del Commonwealth, la cosa assurda, (come in tanti
altri paesi del resto) è che la maggior parte della popolazione
non accetta assolutamente l'imposizione della cultura britannica,
per esempio la lingua ufficiale è l'inglese ma nessuno lo
parla, neppure si sforzano con i turisti, molto diffuso è
il francese e il creolo, un pò meno l'italiano, piuttosto
di parlare inglese fingono di non comprenderlo, altrimenti parlano
l'arabo!!!
La parte della città è molto turistica sembra di
essere a Disneyland, tutto è curato, pulito, funzionale,
moderno, la gente sorride sempre, e saluta facendo il tipico cenno
con la testa. Il centro città è impedibile, con i
bazar, le pagode cinesi, il museo storico (dove è conservato
l'unico e ultimo vero Dodo uccello simbolo dell'isola) e dopo aver
visitato il Caudan Waterfront e la parte storica ci buttiamo a capofitto
vicino al veliero, per fare tantissime inutili e stupide foto da
pirata
.. E la vicinanza al mare ci convince a organizzare
domani l'escursione per eccellenza, l'Ile de Cerfs, piccolo
paradiso a cielo aperto posto sulla costa est dell'isola.
14.03.2003 Da Trou aux Biches, dopo 1 ora di pulmino, arriviamo
alla spiaggia di Belle Mare e proseguiamo in battello per
l'isola dei Cervi, laguna bianca cristallina e incontaminata.
Da lontano intravediamo la spiaggia ricoperta da filaos, palme da
cocco, alte mangrovie, è qui che un tempo vi abitavano appunto
solo cerbiatte e cervi. Ma giunti sul posto, l'impatto iniziale
è un po' freddino perché il sito è iper turistico,
affollatissimo e chiassoso, all'ingresso vi è un cordolo
galleggiante di sicurezza, un enorme boa gialla che delimita una
fetta di mare speciale ma sinceramente deturpato dalle bancarelle
e dai piccoli ristoranti. Così iniziamo subito a cercarci
un angolino tranquillo dove poterci rilassare e fare snorkelling,
camminiamo un pò, troviamo lungo la battigia una folta vegetazione,
e ci restiamo, facciamo il bagno con delle enormi stelle marine
e grandi granchi, paguri, pesci trasparenti, ecco questa è
la "nostra visione di isola dei Cervi".
Dopo un ricco pranzo a base di pesce immersi nella giungla interna,
la corrente marina si fa forte, per cui con il gruppo decidiamo
di lasciare la spiaggia e raggiungere l'entroterra, per vedere le
cascate di Grand Riviere. Ebbene si, dopo il dolce far nulla
del mattino, ci ritroviamo improvvisati scalatori, perché
l'escursione consiste nel fare trekking alle falde della cascata.
Interessante scoprire che le acque dolci del fiume si tuffano direttamente
nel mare dove nuotavamo in mattinata, e sembra ridendo e stambeccando
tra le rocce ci pare di fare il Marlboro 'Country come suggerisce
qualcuno, in effetti il percorso è un'ardua impresa, e consigliamo
a chiunque la voglia intraprendere di portarsi almeno un paio di
ciabatte e non farla assolutamente a piedi nudi, si rischiano tagli
e ustioni.
Altra escursione che ci attende è il giardino di Pamplemousse
(pompelmi) ovvero i Royal Botanic Gardens, meglio conosciuto
come il gioiello della Corona. Il giardino fu residenza estiva
di Pierre Piovre già nel lontano 1766 e qui lui personalmente,
volle importare dalle Indie più di 500 nuove qualità
di piante esotiche, spezie, fiori e palme enormi. L'obiettivo più
ammirato e sicuramente anche il più fotografato è
l'enorme vasca contenente centinaia di Victoria Regia una qualità
di ninfea rosa bellissima, con grandi foglie galleggianti che
superano il metro di diametro, che sboccia solo nel tardo pomeriggio.
Il parco è una cartolina, siamo circondati da alti busti,
da ponticelli, cervi, cigni, l'angolo delle tartarughe da terra,
insomma la vegetazione è lussureggiante e i colori esageratamente
risaltano con la luce del sole che filtra dall'alto. Consigliamo
di farsi accompagnare da una delle tante guide, perchè con
neppure 100 rupie illustrano e raccontano (anche con particolari
carini) in italiano tutte le tipologie di piante e fiori, la storia
di questo luogo e le sue tradizioni.
Lasciamo il parco e la sua tranquillità, consapevoli che
posti come questi sono curati e preservati con estremo amore, il
senso di rispetto per l'ambiente è molto lontano dalla nostra
realtà italiana, dove tutto è sporcizia , menefreghismo
e non curanza.
Rientriamo in serata distrutti e sinceramente contenti della giornata,
ma senza sapere (come dice Vasco il torinese ) cosa ci attende
perché ebbene si... il nostro primo acquazzone mauriziano
è alle porte, decisamente breve ma esagerato! Al rientro
in hotel capiamo di essere stati cmq. fortunati, perché nello
stesso pomeriggio nelle isole vicine Reunion e Rodrigues è
passato un ciclone a 200 km/h, che mobilizza e rende prive
di collegamenti l'arcipelago per i successivi 3 giorni!
14/15/16.03.2003 Sembra che l'isola offra aspetti inavvertitamente
e decisamente sorprendenti, dato che negli ultimi giorni ci dedichiamo
prevalentemente all'avanscoperta di bellissime calette nell'estremo
nord dell'isola, scoprendo posti insoliti dove andare a mangiare
direttamente sulla spiaggia in baie candide.
Ci sentiamo di segnalare : Grand Baie, Mont Choisy e Cap Malheureux
dove da lontano si può avvistare la famosa chiesetta
dal tetto rosso. In particolare Pereybere dove siamo stati benissimo
in un piccolo ristorante con un'enorme pagoda rossa sulla facciata,
che offre una gastronomia di pesce insuperabile. I gestori sono
cinesi, hanno vissuto molti anni in Europa ed ora dopo Zanzibar,
si sono stabiliti in Maurice, propongono una cucina di pesce
semplice ma con forti influenze africane, europee e cinesi appunto
che davvero consigliamo di assaggiare, anche se abbastanza piccante.
Un esempio? Zen zen, chiamata anche l'insalata dei miliardari,
un'insalata di pasta e pesce a base di gamberi, gamberoni, cozze,
aragosta e ostriche, favolosa, il tutto condita con salsa d'aglio.
Che dire ancora, ci sarebbe molto da aggiungere, ma crediamo che
di fronte alla bellezza della natura, all'armonia delle spiagge
e del mare, alla magia dei mauriziani che ripetono saggiamente
"prenditi il tuo tempo" invitandoci al relax e alla
voglia di sorridere, in questi soli pochi giorni siamo stati coinvolti
molto, nelle sensazioni visive e nelle emozioni per cui non possiamo
fare altro che serbare intimamente l'atmosfera magica dentro di
noi, con l'augurio che chi è stato o chi andrà a Maurice,
possa star bene quanto noi!
...... Un deux trois, allez allez
.. a bientòt
da Saby e Ivo MOTTA from ITALY.
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