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Ma date le nostre finanze ed i pochi giorni a disposizione (solo
14) si impone un ascelta, e così abbiamo scelto il Chiapas
perché mi dicono che, nonstante abbia ormai da tempo conosciuto
il turismo di massa, rimane "vero" ed affascinante per
la natura, i siti archeologici, la gente; e lo Yucatan, perché
l'idea di andare al mare a gennaio ci solletica non poco. Ed è
così che il 14 partiamo da Palermo per Cancun via Roma e
Newark. Il volo, considerate le attese nei vari aeroporti, dura
circa 18 ore!
Visto che si tratta del nostro viaggio di nozze e, soprattutto,
per non perdere troppo tempo nella ricerca di alberghi e mezzi di
trasporto, ci siamo concessi un piccolissimo "lusso":
abbiamo acquistato in agenzia un minitour del Chiapas. Dunque per
la prima settimana non dovremo sbatterci. Poi, nello Yucatan, si
vedrà.
Arriviamo a Cancun (Yucatan) nella tarda serata. Sbrighiamo
le formalità aeroportuali e ci ficchiamo su un taxi collettivo.
Cancun di notte, con le sue luci rutilanti ed i suoi megahotels,
mi fa pensare a Miami ed alla Florida. Non è questa l'idea
che avevo del Messico! Però la temperatura è stupenda:
ci sono 27 gradi! Il taxi ci molla all'Holyday Inn (pensa un po'!).
Doccia ristoratrice e a nanna. Domani sarà dura.
Sveglia presto e transfer all'aeroporto in taxi. Qui litigo furiosamente
con l'impiegata della compagnia aerea (Air Caribe) che vorrebbe
farmi pagare 20 dollari per il trasferimento interno. Io so che
si paga solo se sei stato in un dato posto per più di 24
ore, e noi siamo arrivati (come testimonia il visto d'ingresso)
da non più di dieci. Mi faccia parlare col suo superiore.
anzi no, col capo scalo! Arriva un signore in divisa; breve conciliabolo
con la tipa, poi si rivolge a me. Con gentilezza, ma con la massima
decisione, gli dico che non intendo cacciare un soldo. E vaiii!!!
Mi da l'OK! E' un trionfo! Raccolgo anche l'approvazione di un gruppo
di anziani signori toscani che si sono visti spillare già
un bel po' di soldi nei loro transfer.
Si parte. Quest'aereo sembra un autobus della società dei
trasporti urbani di Palermo. Neanche il tempo di decollare e scendiamo
verso Mèrida. Ripartiamo e riscendiamo a Villahermosa. Ripartiamo
e, finalmente, atterriamo a Tuxtla Gutiérrez. Il tutto in
un'ora e mezza scarsa! Tuxtla è la capitale del Chiapas.
300.000 abitanti a 530 metri sul livello del mare. Ma non la visitiamo
perché, a sentire la nostra guida, c'è in corso una
manifestazione degli zapatisti. Il Messico comincia a piacermi!
Un van ci porta al Canyon del Sumidero. Saliamo su una barca.
Subito le sponde del fiume si innalzano fino a diventare pareti
verticali alte anche 1.000 metri. Avvoltoi, flamingos, scimmiette
sugli alberi e tre bei coccodrilloni con le fauci spalancate
per disperdere il calore. Ed in effetti c'è caldo. Il fiume
diventa una grande diga per la produzione di energia elettrica.
Birretta al bar sulla riva e si fa ritorno. La traversata ha il
suo fascino. Dalla sommità di queste pareti gli antichi Maya
si buttarono giù a migliaia per sottrarsi alla schiavitù
imposta dai simpatici Conquistadores.
Montiamo sul van insieme a due ragazzi di Rimini, Gabriele ed Annalisa,
con i quali finiremo per condividere la prima parte del viaggio.
La strada comincia ad inerpicarsi su balze lungo le quali incontriamo
i primi indigeni coloratissimi. I colori dello scenario diventano
sempre più intensi e prevalgono le tonalità del verde.
San Cristobal de las Casas è una bella e tranquilla
cittadina di 90.000 abitanti a 2.100 metri s.l.m. Sorge in una valle
di montagna e ci accoglie con le sue case pitturate di verde, rosso,
bianco, col suo fascino coloniale. Alcuni anni fa balzò agli
onori delle cronache mondiali percè fu invasa dall'esercito
zapatista armato guidato dal mitico comandante Marcos.
Hotel Casa Mexicana, con tanto di giardino tropicale al centro
di un portico coperto da un lucernario; oggetti d'arte e dell'artigianato
locale, molto coloniale! Anche le stanze sono belle, il tutto per
47 dollari. La sera, dopo cena, entriamo in un locale con musica
dal vivo. Prendiamo un margarita (siamo o no in Messico?) che però
somiglia ad una granita di limone. Ne ordiniamo un altro più
strong, ma è la stessa cosa. Forse quassù non lo sanno
fare. Vedrai giù nel Caribe!!! E' tardi e la giornata è
stata dura. Buonanotte.
Il giorno dopo mi alzo presto ed esco mentre Silvia dorme ancora
per andare a prendere un caffè. L'aria è a dir poco
frizzante. Vengono a prenderci per andare a visitare la comunità
indigena di etnia Tzotzil di San Juan Chamula, a pochi chilometri
da San Cristobal. E' in corso la festa più importante dell'anno,
San Giovanni. Il grande spiazzo davanti alla chiesa è tutto
un mercato dove chiunque vende o baratta qualcosa: frutta, verdura,
ortaggi, ali di pollo, mais. Si, il mais; la base dell'alimentazione
di questa gente colorata e di bassa statura. Maya significa "popolo
del mais", e questi sono gli orgogliosi discendenti dei
Maya, un autentico pezzo di archeologia umana che spero la globalizzazione
non riesca a fagocitare. La guida ci chiede di non provare a fotografarli
perché si imbufaliscono (a ragione, aggiungo io). Si sparano
botti fragorosissimi. Entriamo in chiesa e ciò che vedono
i miei occhi è qualcosa che non dimenticherò mai.
C'è un fumo denso e profumato; erba falciata ricopre il pavimento,
simbolo del legame di questa gente con la natura, con la terra,
ancora sostanziale da queste parti. Molti sembrano ubriachi e continuano
a bere il "posh" (non sono sicuro che si scriva
così), un loro distillato di non so cosa che, a giudicare
dai risultati, dev'essere bello tosto. La chiesa è piena
di statue dei santi. Due croci, quella cristiana e quella maya,
che ha un significato del tutto diverso, si guardano da pareti opposte.
C'è anche un crocifisso, che però sembra valere meno
rispetto ai santi nella peculiare gerarchia religiosa di questa
gente. Mi rendo conto di essere di fronte ad un vero e proprio rito
il cui significato non riesco a comprendere in toto. Questa gente
ha accolto il cristianesimo, ma solo nei suoi aspetti più
esteriori, e di fatto esso convive con l'animismo ancestrale degli
antenati. In realtà i santi sono solo l'incarnazione dei
fenomeni naturali!
Ed il concetto si chiarisce ulteriormente quando entrano tre sciamani
che hanno l'aria di essere gli officianti. Portano un pollo vivo.
Non voglio chiedermi che fine farà. Ho ancora queste immagini
davanti agli occhi e le rivivo come uno dei momenti più emozionanti
della mia vita! Andiamo via non senza aver comprato una bottiglietta
(di plastica riciclata) del miracoloso posh. La regalerò
a Ciccio. Il simpatico venditore me lo fa assaggiare, due dita in
un bicchierino di carta. Non sembra così forte. buono. ERRORE!!!
Dopo due minuti mi sento allegro e leggero e la cosa dura un bel
po'! Devastanteee!!!
Pranziamo. Riposino con scossa di terremoto che dura un bel po',
più di venti secondi sicuramente. Scappiamo di corsa nella
hall in mutande ma scopriamo che la cosa lascia del tutto indifferente
il tipo alla reception. Tranquillo, senor, è normale! Nel
pomeriggio visitiamo il coloratissimo mercato dell'artigianato degli
indigeni. Compriamo tovaglie e teli coloratissimi, ed anche delle
belle ambre con intrusioni di insetti a buon prezzo. Cena con filetto,
fagioli neri e riso, birra Corona e a nanna.
Oggi si parte per Palenque. Passando per le strade avvertiamo
una certa malinconia nel lasciare questa meravigliosa e tranquilla
cittadina dell'altopiano. Siamo stati poco, solo tre giorni, ma
molto bene. Ciao, arrivederci San Cristobal. La strada si snoda
tra saliscendi di montagna disseminati di villagi degli Indios.
I loro costumi tradizionali cambiano a secondo l'etnia e servono
anche a distinguerli. Ad un tornante siamo costretti a fermarci
per un'ora circa: un grosso camion si è incastrato e non
si passa! Dopo una serie di tentativi falliti finalmente il bestione
riesce a muoversi ed anche noi possiamo andare. Sosta "tecnica"
al ristorante Garibaldi (ma è stato pure qui?) e dopo un
po arriaviamo ad Aguazul, le famose cascate dai riflessi
azzurri e di smeraldo. Il posto è bellissimo ma un po affollato.
Facciamo anche un bagnetto ma non si può dire che l'acqua
sia caldissima. Tutto intorno una foresta rigogliosissima e verdissima.
Ripartiamo e, nel tardo pomeriggio, arriviamo finalmente a Palenque.
Piove e, dopo un viaggio così lungo, ci fa piacere scoprire
che l'hotel Ciudad Real è uno dei migliori della città.
In effetti è carino, con stanze ampie, vista sulla piscina
circondata da palme, banani e amache. Doccia. Aperitivo.
Ennesimo tentativo di margarita. Ennesima granita. Delusione. Ci
raggiungono Gabriele ed Annalisa e, sotto la pioggia, andiamo in
centro. Troviamo un bel ristorantino dove si cena al primo piano.
Il chorizo asado con queso (salame al forno con formaggio)
è buonissimooo!!! Ne prendo ancora! Buona notte.
Il giorno dopo il solito Juan (come si può chiamare un messicano?)
viene a prenderci col pulmino e ci porta all'area archeologica.
Una delle più importanti del mondo. Quando arriviamo l'atmosfera
ha qualcosa di irreale; stà ancora piovendo una pioggerellina
fina ed intermittente. Tutto il sito, immerso in una bellissima
foresta, è avvolto in una nebbia che copre i templi e le
colline circostanti (scopriamo dopo che non sono colline, ma piramidi
sulle quali la foresta ha messo le radici e che non sono state ancora
liberate; immaginate quanto devono essere grandi!. Il primo tempio
sul quale ci soffermiamo è la piramide chiamata Tempio
delle Iscrizioni. Qui fu scoperta la tomba del mitico re Pakal.
E' raffigurato zoppo, con una gamba più corta dell'altra;
a causa delle unioni tra consanguinei, allora molto comuni, la deformità
era piuttosto ricorrente ed era considerata desiderabile in quanto
segno di distinzione. La madre di Pakal era molto alta ed albina,
cose poco comuni presso un popolo mediamente molto basso e di carnagione
olivastra. Ai bambini di un certo rango si legavano due tavolette
intorno alla testa fasciate piuttosto strette, e cio provocava l'allungamento
del cranio che assumeva una forma a zucca. Inoltre si provocava
lo strabismo legando ai capelli una cordicella che recava un sassolino
di giada all'estremità, costringendo il malcapitato a guardare
costantemente quella specie di nodo focale! Ora immaginate Pakal
zoppo, con la testa a zucca, strabico e, per giunta, con dei frammenti
di giada incastonati tra i denti resi aguzzi dalla lima!!! Un autentico
MOSTRO!!!
Più in la, un altro edificio; il Castillo, adibito
a pratiche rituali ed all'osservazione degli astri. Si, perché,
signori, i Maya erano grandi astronomi. I loro templi sono tutti
costruiti secondo allineamenti astronomici precisissimi. Il loro
calendario è più preciso del nostro. Avevano previsto
un cataclisma di proporzioni globali per una data non lontana dai
nostri giorni, una data a cui, come si evince dalle iscrizioni,
pensavano con terrore: il 23 gennaio del 2012. E date la precisione
delle loro osservazioni e del loro calendario, mi chiedo se ci sia
da stare tranquilli.
E come avranno fatto a trasportare i blocchi megalitici coi quali
hanno costruito le piramidi, visto che non conoscevano la ruota?
Qualcuno sostiene che la testa a zucca non era un mero fatto estetico,
ma serviva a sviluppare alcune aree nobili del cervello. Che riuscissero
con la mente a creare e controllare dei campi magnetici sui quali
i blocchi potevano scivolare? Non sono io a dirlo, e la cosa non
mi convince, ma se siete interessati a tutto il resto leggete "Lo
specchio del cielo" di Graham Hancock, recensito nella
sezione biblioteca di questo sito, e scoprirete cose molto interessanti.
Intanto la nebbia si solleva, rivelando ai nostri occhi una miriade
di altri templi. L'atmosfera è incredibile. Salgo su una
piramide; è dura, ma a scendere è peggio. Rimango
azzoppato per tutto il giorno. Che sia la maledizione di Pakal?
Purtroppo dobbiamo andare, perché tra due ore parte l'aereo
per Cancun. Ma questo posto ci è rimasto nel cuore in modo
indelebile. Quando ci penso ancora mi attraversa un brivido misterioso
e piacevolmente freddo. Pakal.
Lasciamo Palenque nel tardo pomeriggio alla volta di Cancun. L'aereo
fa i soliti scali a Villahermosa e Mèrida. Quando arriviamo
comincia a fare buio. All'aeroporto affittiamo un maggiolino rosso
per circa 100.000 lire. Partiamo per Playa del Carmen. Il maggiolino
è divertente; da una sensazione di robustezza incredibile
ma sembra di guidare un carro armato! E i freni a tamburo.
La strada è larghissima; mi superano macchine stile americano,
lunghissime, con lucette che le fanno sembrare alberi di natale.
Dopo un'ora circa di viaggio arriviamo a Playa. Parcheggiamo e comincia
la ricerca dell'albergo. Ci informiamo presso due guesthouses che
non ci convincono del tutto. Infine optiamo per l'hotel La tortuga.
Ci offrono una stanza con vista sulla piscina e (wow!) vasca idromassaggio
sul terrazzino per 90.000 lire. Saliamo in camera, ci sistemiamo,
facciamo una doccia ed usciamo per cena. Intanto telefoniamo ad
Annalisa e Gabriele e ci accordiamo per vederci il giorno dopo.
Playa somiglia un po' a San Vito Lo Capo ad agosto. Un fiume di
persone gironzola per le strade illuminatissime tipo fiera paesana.
Ovunque locali promettono happy hours e cocktails da delirio. A
proposito, prendiamo un margarita? Vedrai che qui è tutta
un'altra cosa. Macchè, la solita granita di limone! Da questo
punto di vista il Messico si sta rivelando deludente. E' più
facile bere un buon margarita a Palermo che ai caraibi! Andiamo
a cena da "Limones". Il posto è carino, tranquillo
nonostante si trovi nel cuore dello struscio. Ed è anche
caro, ma dobbiamo festeggiare la prima settimana di matrimonio!
Carpaccio di "mero", un pesce che somiglia alla
cernia, aragosta e frutti di mare, chardonnay chileno, tutto
buonissimo!!! Ma la vera opera d'arte è la crepe; il cameriere
comincia tutto un lavoro interminabile con salse, liquori, frutta
e gelato che dura circa un quarto d'ora. Il risultato è eccezionale,
la crepe più buona che io abbia mai mangiato! A nanna dopo
un buon bicchiere di tequila anejo in uno degli infiniti
baretti che si aprono sulla strada principale.
Il giorno dopo lo dedichiamo al relax. Giriamo per le strade a
caccia di regalini da portare in Italia. Ma all'improvviso ci rendiamo
conto che non abbiamo ancora visto il mare; ed è così,
il mare a Playa non lo vedi se non vai a cercarlo! La vista è
occlusa da una schiera infinita di palazzine e hotels cresciute
praticamente sulla spiaggia. Facciamo un po di giri per riuscire
a trovare un accesso e finalmente eccolo, il Caribe. La spiaggia
deve essere stata molto bella, ma ormai è ridotta ad una
striscia sulla quale turisti americani, australiani ed italiani
stanno tutti insieme appassionatamente incuranti del caos e dello
spazio limitato che, se non è poco come quello di San Vito
ad agosto, poco ci manca! Passeggiamo sulla spiaggia. Ci guardiamo
in faccia: te lo immaginavi così? Certo non è male,
ma pensavamo a qualcosa di diverso.
La sera ci fermiamo in un locale davvero rimarchevole: la "Tequileria".
Hanno tutti i liquori messicani che si possano immaginare! Io prendo
un mescal invecchiato e Silvia un tequila reposado.
Abbiamo ormai rinunciato al margarita. I liquori sono buonissimi,
entrambi hanno un certo sentore di fumo, dovuto all'invecchiamento
in legni tostati a dovere. Compriamo delle bottiglie da portare
in Italia. Ed è la cosa più buona che si possa
acquistare in Messico insieme al chili che abbiamo anche piantato
a casa!
Domani andiamo via, a Tulum. Il giorno dopo lasciamo il maggiolino
all'agenzia locale e saliamo su un autobus della Mayan Bus. Dopo
un'ora e mezza circa arriviamo. Il "poble" di tulum è
abbastanza anonimo. Prendiamo un taxi e ci facciamo portare alla
zona hotelera. Lonely Planets suggerisce una serie di piccoli "resorts"
che sembrano avere come comune denominatore un ecologismo ed un
rispetto dell'ambiente che ci piace come idea. Speriamo che non
sia una bufala. Optiamo per "Las piedras escondidas",
uno dei più cari ma anche tra i più belli. Ci informano
che il generatore viene spento alle dieci di sera e che da quel
momento si va avanti con le candele! Dopo esserci sistemati in una
camera sulla spiaggia e con tanto di amaca sul terrazzino, usciamo
ad esplorare il posto. La spiaggia è fantastica! Gli scogli
(piedras) interrompono di tanto in tanto una lunga ed ampia lingua
di sabbia bianchissima fatta di coralli polverizzati accecanti.
a ridosso, palme, banani ed altre piante che non conosco conferiscono
alla scena un sapore caraibico che è quello che speravo di
trovare. Ci sono pure tantissimi pellicani che volano radente
sul mare e di tanto in tanto si tuffano in picchiata per procurarsi
un bel pescione! E' davvero uno spettacolo! Ma vogliamo fare o no
un bel bagno? L'acqua è caldissima e meno salata che dalle
mie parti. Ora che guardo il minuscolo resort da qui, mi rendo conto
che è stupendo. E' il posto ideale per rilassarsi. Il silenzio
è totale; ecco come me lo immaginavo il Caribe!
Non ci stresseremo cercando di capire cosa faremo domani; semplicemente
staremo qui a goderci quest'angolo di paradiso. Ed invece non va
esattamente così; dal giorno successivo il tempo cambia!
Il sole comincia a fare delle apparizioni saltuarie tra fronti di
nuvole che rovinano i nostri progetti balneari e di relax. Può
darsi che domani migliori. Ed invece sembra che la cosa durerà
per tutta la settimana! Stare in un posto così senza potersi
godere il mare può portarti alla follia, perché oltre
al mare non c'è proprio niente di niente! Ed è cosi
che al terzo giorno affittiamo una macchina per andare a Chichen
Itza. Per strada ci fermiamo a Cobal. Il posto è
molto bello, in riva ad un laghetto molto pittoresco. La gente continua
a svolgere le proprie attività senza curarsi troppo dello
straniero, e questo mi mette molto a mio agio. Non mi sento un potenziale
scontrino fiscale come a Playa.
Ma non abbiamo molto tempo a disposizione e, con grande rammarico,
non possiamo fermarci a visitare i templi che pure sono descritti
come molto interessanti, e dunque ripartiamo dopo mezz'ora. Chichen
Itza è uno dei siti Maya più importanti. Subito ci
fronteggia la piramide di Cuculkan, enorme, resa famosa anche
dallo spot pubblicitario di una bevanda gasata che qualche anno
fa è passato spesso sulle nostre reti tv. Al suo interno
contiene un'altra piramide più antica che a sua volta contiene
un tempietto che ospita la statua lignea di un giaguaro, il dio
giaguaro, il cui corpo è cosparso di rubini, 72 per l'esattezza
(sarà casuale o non si tratta piuttosto del solito numero
precessionale che da queste parti ricorre molto di frequente?).
Il posto, ancorché strapieno di turisti è bellissimo.
La piramide, nel giorno dell'equinozio di primavera, grazie al suo
allineamento astronomico, crea un gioco di ombre che ricorda le
spire di un serpente, il dio serpente Quezalcoatl. Questo dimostra
che qui gli architetti lavoravano gomito a gomito con gli astronomi.
Continuiamo la visita e ci imbattiamo nella fossa dei teschi.
Qui venivano raccolti i teschi di coloro i quali venivano sacrificati,
ma il sacrificio umano era tipico degli Aztechi più che dei
Maya. E poi il campo dove si giocava a palla; il capitano della
squadra vincente veniva sacrificato e ciò era considerato
un grande onore! La piazza del mercato, l'osservatorio astronomico.
Il sito archeologico di Chichen Itzà non possiede l'atmosfera
magica di Palenque, ma ha comunque un grande fascino.
Torniamo a Tulum per l'ora di cena. Ceniamo in uno dei piccoli resorts
della zona hotelera con spaghetti ai frutti di mare (buoni)
e a nanna.
l giorno dopo visitiamo i templi di Tulum. Grande ressa
anche qui. Questo sito non ha la grandiosità di Palenque
e Chichen Itzà; rappresenta una civiltà ormai al declino.
Di rilievo è però il "Castillo" per la sua
dislocazione sull'alta falesia a strapiombo su una meravigliosa
spiaggetta e sul mare dei caraibi; da quassù riusciamo a
vedere un piccolo branco di delfini che saltano fuori dall'acqua
poco al largo. Il pomeriggio sarebbe dedicato al relax, se all'improvviso
non ci accorgessimo che manca il passaporto di Silvia. Panico. Forse
l'abbiamo lasciato all'hotel di Playa. Telefono e ne ho la conferma.
Torniamo a Playa in autobus e recuperiamo il documento. Serata tranquilla,
ma in tutto questo abbiamo dimenticato cosa sia il sole. Non è
che ci sia freddo, ma le nuvole si alternano a momenti soleggiati
nei quali approfittiamo per scendere in spiaggia per risalire poco
dopo con le pive nel sacco.
Il giorno successivo decidiamo di fare un'immersione per vedere
questo famoso reef. Contattiamo un tipo alle cabanas Don
Armando ed andiamo in barca. Ancora una volta non abbiamo fortuna
col tempo. Ci immergiamo e stiamo in acqua per circa trenta minuti.
E' uno spettacolo di coralli e pescioni dai mille colori che
quasi ti vengono addosso tranquilli; ad un certo punto vedo anche
una piccola aragosta. Ma è tanto piccola che sarebbe un vero
peccato tirarla su. E gli squali? Il tipo mi dice che ci sono, ma
sono inoffensivi. sarà, ma non mi piacerebbe incontrarli,
anche perché per quanto mi riguarda non sono certo un intenditore
e quindi l'uno vale l'altro. Quando risalgo in barca e ripartiamo
per un altro posto poco più in la, comincio a tremare per
il freddo dato che non c'è il sole e dunque sono costretto
a rinunciare alla successiva immersione. Nel pomeriggio ci godiamo
la pace del resort leggendo un buon libro e sorseggiando una birra
in spiaggia.
Il giorno dopo partiamo in autobus per Cancun dove staremo un giorno.
Arriviamo e ci sistemiamo in un hotel della catena Best Western
proprio di fronte alla stazione. Nel pomeriggio usciamo per le strade
di questa città che si conferma molto "americana".
Hotels enormi nascondono la vista del mare (come a Playa). Enormi
department stores, neon coloratissimi ed abbaglianti. è una
vera e propria industria del divertimento. Ceniamo in uno dei mille
ristoranti del centro e torniamo in hotel a preparare i bagagli.
Sono già passati 13 giorni, volati. Ci rimangono ormai ricordi
di San Cristobal, San Juan Chamula, Palenque. Tutto è qui,
nella mia testa, ma già comincia a sbiadire.
Il giorno dopo voliamo a casa, ma abbiamo un paio di scali; il
primo è a Newark. Tra l'arrivo e la coincidenza per Milano
ci sono sei ore; che, vogliamo trascorrerle in aeroporto? Nemmeno
per sogno. Prendiamo un autobus ed andiamo a Manhattan!!! Passiamo
in venti minuti dai 27 gradi di Cancun che ci sentiamo ancora piacevolmente
addosso ai -4 di New York, ed è dura anche perché
io ho solo un maglioncino leggero ed il giubotto di jeans. La 24°,
la 5°, Broadway, Rockefeller Center. non ci posso credere, sto
pure visitando Manhattan, anche se in un tour iperconcentrato di
quattro ore!!! Mangiamo un hot dog per strada e facciamo a tempo
a vedere anche le twin towers che ora non ci sono più.
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