Un patrimonio storico-naturale che il Parco Cinque Terre ha lonore di
annoverare tra le proprie emergenze ambientali e il Corpo Forestale dello Stato
di custodire: cipressi e lecci secolari nei santuari di Soviore a Monterosso
e di Reggio a Vernazza.
Il più antico ha 800 anni. Testimoni silenziosi di vicende umane e naturali,
da secoli affondano le loro radici nei sagrati dei santuari della Madonna di
Reggio a Vernazza e della Madonna di Soviore a Monterosso. Sono i cipressi e
i filari di lecci monumentali, antichi custodi di questi luoghi di preghiera
immersi nella macchia mediterranea, magicamente sopravvissuti alle malattie,
al taglio dell´uomo, agli incendi e alle trasformazioni delle aree boschive
in aree agricole o cittadine. Si tratta di esemplari unici, per età,
portamento, valore paesaggistico e non ultimo legami con la storia e la cultura
del luogo, divenuti negli ultimi anni, oggetto di tutela e parte del patrimonio
artistico italiano.
Gli esemplari del Parco Cinque Terre - Il più antico è il cipresso
che veglia sul santuario sopra a Vernazza (317 m). Lesemplare di Cupressus
Sempervirens L., giunto al suo ottocentesimo compleanno, svetta maestoso con
la sua chioma di fiamma lanciata verso il cielo. Con le sue misure da record
(23 metri di altezza e 490 centimetri di circonferenza), è una sorta
di campanile vegetale che sfida quello di pietra. Non è un caso se proprio
un cipresso sia stato piantato accanto all´edificio di culto: nellantichità
infatti il suo fogliame sempreverde, il legno durevole e la straordinaria capacità
di riprendersi ad eventi meteorici avversi, erano considerati simboli di longevità
e vita eterna. Un prodigio della natura, messo a dimora dopo la costruzione
del santuario di Vernazza, citato nellInventario Nazionale degli Alberi
Monumentali del 1990.
Poco lontano, sulla piazza del santuario mariano che sovrasta, a 470 metri,
il paese di Monterosso, un filare di lecci, dallinnegabile valore architettonico,
accompagna il viandante fino allentrata della chiesa. Siamo in presenza
di altri giganti arborei più giovani (Quercus ilex L. ),
ma pur sempre centenari: un gruppo di lecci di 120 anni e un cipresso di 110
anni, alti rispettivamente 20 e 30 metri circa, per una circonferenza di 290
e 240 centimetri. La tutela dei grandi patriarchi e il Corpo Forestale - Il
primo a comprendere il valore e dunque la necessità della salvaguardia
dei grandi patriarchi è stato il Corpo Forestale dello Stato. «Nel
1982 spiega Italo Franceschini, ispettore superiore scelto del Corpo
Forestale dello Stato - abbiamo iniziato un censimento senza precedenti su tutto
il territorio nazionale, allo scopo di individuare gli alberi di notevole interesse,
che ha portato ad una visione precisa dello stato dellarte: 22000 esemplari
di valore, 2000 dichiarati monumentali per la vetustà e la
rilevanza storico-culturale e di questi, 150 sono stati dichiarati patriarchi.
La Liguria conta 18 patriarchi, uno in provincia della Spezia:
il cipresso di 800 anni del Santuario della Madonna di Reggio. Si è arrivati,
continuando nel censimento, fino al 2003, data in cui sono stati inseriti nell´elenco,
oltre al cipresso della Madonna di Reggio, quello della Madonna di Soviore e
i filari di lecci centenari presenti in entrambi i luoghi di culto. »
«In unepoca in cui il verde è sempre più minacciato
e ancor più questi esemplari ingombranti, che spesso rubano
spazio ai parcheggi e danno fastidio alle attività umane,
è un segno di grande civiltà adoperarsi per la loro protezione.
- Ha sottolineato Silvia Olivari, coordinatrice territoriale del Corpo Forestale
nel Parco Cinque Terre La Legge Forestale Regionale per la tutela dei
boschi del 1999, che ha previsto in articoli specifici lindividuazione
di piante degne di essere conservate, assolve al preciso compito di salvaguardare
la diversità e lanzianità dell´individuo
albero. E lo fa partendo da una concezione della natura come occasione per realizzare
esperienze di speciale valore per luomo: questi grandi polmoni verdi,
rappresentano una fonte di conoscenza, di piacere e fruizione estetica, ma anche
di documentazione storica che racconta levolversi delle condizioni socio-economiche
di una comunità, laddove non esistono altre testimonianze se non la presenza
della pianta stessa. »
A piedi da un santuario allaltro, partendo da Monterosso - Il sentiero
9 che parte dal tratto finale di Via Roma nel paese di Monterosso conduce, attraverso
una strada mulattiera, al Santuario di Soviore (XIII secolo). A scelta si può
tornare a Monterosso o proseguire sul sentiero 8b, che porta al Santuario della
Madonna di Reggio (XI secolo). Durata del percorso circa 4 ore (3,5 chilometri).
In alternativa si può salire al santuario anche da Vernazza con il sentiero
8 che parte dalla stazione ferroviaria. Durata del percorso circa 45 minuti
(1,5 chilometri).