Villa Contarini a Piazzola sul Brenta, “la Reggia delle Ville Venete”, apre i suoi spazi al contemporaneo.
La magnifica residenza, recentemente acquisita dalla Regione del Veneto, torna così ad una tradizione illustre che già negli anni Sessanta la vide ospitare artisti prestigiosi accanto a “nuove promesse” che sono oggi nomi internazionalmente affermati.
Per l’avvio di questa nuova stagione di villa Contarini la Regione Veneto ha scelto Pope – Giuseppe Galli ( Portogruaro 1942): uno dei protagonisti della nuova ricerca pittorica. L’ampia monografica di Pope resterà allestita a Villa Contarini dal 26 settembre al 7 gennaio, per trasferirsi poi in una sede estera.

Pittore particolarmente raffinato e rigoroso, via via capace, senza bisogno di ricorrere ad alcuna imitazione o riferimento esterno, di coltivare una sempre più articolata espressività, Pope può essere considerato uno tra i più creativi esponenti della cosiddetta Pittura Analitica, impostasi all’attenzione della critica e del collezionismo, in Italia e in Europa, a partire dagli Anni Settanta.

L’esposizione, realizzata anche con il concorso del Gruppo Euromobil ed intitolata Pope. Dal segno al colore, presenterà una vasta e sceltissima antologia di dipinti – spesso di grandi dimensioni – dagli anni Sessanta ai giorni nostri. Con l’obiettivo di valorizzare l’opera di un artista ormai giunto alla piena maturità e che , pur avendo goduto dell’interesse e dell’attenzione di poeti, critici e storici dell’arte, non ha forse ancora ottenuto riconoscimenti adeguati al valore e alle qualità della sua ricerca.

Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Venezia sotto la guida di Bruno Saetti e di Giuseppe Santomaso, dopo aver esordito con alcune iniziali ricerche di matrice informale, Pope si è dapprima impegnato in un’inventiva analisi degli emblematismi Pop, per approfondire quindi più complesse indagini geometrico-percettive, caratterizzate da una elaborata elaborazione progettuale delle concentrazioni e dispersioni delle energie luminose.
In seguito, liberatosi, già a partire dai primi anni Settanta da ogni ossequio alle istanze ottico visuali, Pope ha indirizzato la propria creatività a una approfondita riflessione sui vari elementi e sul linguaggio stesso della pittura: nascono così i suoi Percorsi variabili caratterizzati dalla iterazione di bande cromatiche di uguale larghezza, costituite da due toni leggermente discontinui dello stesso colore, dispiegate a coprire interamente la superficie del quadro, innestando un sottile gioco di uniformità e di differenze.
Pur apparentemente uguali, nessuna delle bande cromatiche che pervadono la superficie, proprio per l’obliquità che le informa, è infatti identica a qualsiasi altra.
Ben presto Pope mette in questione i suoi stessi propositi operazionali, velando le sue opere precedenti di una sottile patina dorata. Lungi dal ridursi a mera fattualità, tale apparente cancellazione apre la strada a una sempre più puntuale riflessione sulle singole componenti della pittura e sulle loro relazioni dialettiche: tra supporto e superficie, tra colore e configurazioni immaginative, tra energia e controllo, studiate in un nuovo rapporto con lo spazio e l’ambiente anche tramite il frazionamento, in più parti, del piano dell’opera e la sua libera ricomposizione sulla parete.
Avvicinatosi alle posizione della cosiddetta Pittura Analitica, mentre nel frattempo si moltiplicano le occasioni espositive e le sue partecipazioni a importanti rassegne e simposi in Italia e all’estero, Pope verrà sviluppando la propria creatività in una posizione di singolare equilibrio tra l’esplicarsi di una dirompente immediatezza espressiva di origine segnico-gestuale e l’approfondimento di più controllate istanze astrattiste di ambito razionale.
L’emergere dell’evento cromatico appare così, non senza conflitti e linee di frizione, pur se ricomprese in un ordine strutturale e costruttivo, mentre per contro la forma non si mostra mai racchiusa in una intangibile, geometrica perfezione, lasciando così affiorare il pungente sapore della vita anche se trasfigurato nella creativa dimensione dell’opera.
In questo orizzonte, molteplici emergono allora i riferimenti alla storia della pittura contemporanea; dalla vastità delle superfici di Clyfford Still alla perentorietà della cosiddetta Pittura Segnaletica, dall’impetuosa energia degli oscuri tralicci di Franz Kline, alla spirituale libertà del suprematismo di Malevitch, alla contemplativa metodicità delle immagini di meditazione di Albers.
Nelle sue opere più recenti, Pope è andato sempre più affinando la qualità della propria pittura che, nella sempre più raffinata e vibrante perfezione del ductus, nella sottile invenzione dei timbri coloristici, nella calibrata delineazione e curvatura dei contorni, tali da conferire talvolta ai suoi splendidi velari cromatici una sottile virtualità spaziale, va sempre più qualificandosi come una irrinunciabile ricerca di bellezza, in opposizione alle brutture e alle cialtronerie che spesso ci circondano.

La mostra sarà corredata da un catalogo di oltre 150 pagine (a cura di Dino Marangon), con 80 riproduzioni a colori e apparati biobibliografici e con testi e interventi di Isabella Panfido, di Michele Beraldo, di Diego Collovini, del filosofo Luigi Perissinotto e dello stesso Marangon.

“POPE. Dal segno al colore”, Villa Contarini, Piazzola sul Brenta (Padova), 26 settembre 2009 – 7 gennaio 2010. Mostra promossa ed organizzata dalla Regione del Veneto con il concorso del Gruppo Euromobil. A cura di Dino Marangon. Orario: 10 – 18 (sino al 31 ottobre); invernale: 10 – 16 (mercoledì chiuso, escluso mercoledì 6 gennaio). Chiuso inoltre Natale e Capodanno. Ingresso alla Mostra: gratuito. Ingresso alla Villa: interi euro 5,50, ridotti 4,50.

Per informazioni e prenotazioni: www.villacontarini.com tel. 049.8778272 / 3

26 Settembre 2009