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La
sorpresa più grande delle Asturie sono i tantissimi dolmen,
menhir e castra celtici presenti in tutta l'area montana...
la suggestione è tanta e partiamo subito per due itinerari
distinti in due giornate, di circa 300 km ciascuno. Un giorno ci
portiamo sulle stradine della cordillera cantabrica, alla volta
di dolmen e menhir: scopriamo fin dal primo dolmen la fatica di
raggiungerlo!
Infatti i dolmen asturiani sono tutti posizionati in luoghi tanto
suggestivi quanto faticosissimi da raggiungere, esclusivamente a
piedi e su sentieri impervi tra rovi e api, decisamente poco battuti...
raggiunto il paesino più vicino, ovvero una decina di case
sgangherate in legno scuro simili a palafitte con decine di mucche
e qualche anziano pastore, lasciamo l'auto (che qui ha le sembianze
di uno shuttle su Marte) e cominciamo la nostra salita...
il primo grosso errore è non portare l'acqua con noi, il
secondo è quello di correre troppo alle prime salite, il
terzo le mie scarpe poco adatte. Ma l'emozione alla vista del dolmen
è tanta e ci chiediamo come siano riusciti a realizzarlo...
in un punto a picco su vallate boschive tra rovi ed alberi! I menhir
sono invece in posizione decisamente migliore, al passaggio sulla
strada con l'auto... ma non ci diamo per vinti e proseguiamo per
raggiungere altri dolmen e castra. Il secondo dolmen si trova a
circa un'ora di sentiero a piedi questa volta sotto il sole, tutta
in salita, nel nulla... su monti contaminati solo dalla presenza
di mucche.
Arrivati in cima, scorgiamo anche i resti di due castra, in cerchi
concentrici. Il castro di queste terre è sempre posizionato
sulla cime di una montagna o collina; consiste in una serie di cerchi
di pietre a secco sovrapposte, che dovevano essere all'origine alti
un paio di metri e coperti con paglia o legni. ogni cerchio bastava
a un nucleo, vi sono poi anche vasche per il bagno e talvolta sono
differenziate due zone, una più in alto dove i cerchi sono
più rettangolari e una subito sotto con alloggi circolari.
Il
luogo sacro era fuori dal castro, riservato a pochi, dove vi era
il dolmen. Per i dolmen abbiamo visitato Paredes (primo giorno)
e Merilles (giorno successivo, con anche un castro appena
percettibile ma suggestivo), per i menhir Ovienes (sulla
strada di Paredes), mentre per i castra: castro de Coaña
(il meglio conservato e reso turistico), il castro di Celon
(molto bello e sconosciuto ai turisti, anche per la sua posizione
impervia, ma raggiungibile con un mezzo motorizzato che non incontra
altro lungo la sua via), e il (virtuale) castro di Mohias:
non cercatelo perchè non si trova, sebbene segnato sulle
cartine e noto ai locali che inutilmente vi indirizzano su sentieri
improbabili. Tutte le stradine che uniscono questi luoghi sono panoramiche,
costeggiano quando a valle fiumi e quando in quota sorgenti, da
togliere il fiato. Per gli amanti della botanica, ma anche per i
romantici, tutte le montagne Asturiane sono ricoperte di fiori di
ogni colore, foggia, dimensione: moltissime le orchidee spontanee.
Altra gita suggestiva, è quella a Taramundi e dintorni:
da qui partono infatti diversi itinerari alle Ferrerie, fabbri artigianali,
cittadina infatti famosa per i suoi coltelli. Ci capita in un negozio
di assistere a una ordinazione completa di coltelli da cucina. Ma
non ci sono solo ferrerie: l'area è anche famosa per i mulini
di cui è disseminata, non perdetevi una visita al Museo de
los mulinos, davvero unico, è possibile provarli tutti! Il
percorso segue un fiume fino ad una cascata. Seguiamo un'indicazione
dal museo dei mulini verso una ferreria: trattasi in realtà
di una casetta di legno, molto antica, con annessa herreria (casetta
tipica per lo stoccaggio dei cereali), con una serie di cimeli di
nonni e bisnonni, dagli stivali alle macchine fotografiche, alle
macchine per scrivere fino ai centrini ecc.
A
Taramundi vi sono solo un paio di ristoranti, ma poco più
nascosta ci accorgiamo dopopranzo esserci una sidreria (la Solleiro)
dove si cucinano ottime pietanze caserecce!
Lasciamo l'area occidentale delle Asturie per proseguire verso est...
Toma una sidra! E' questa la frase che ci sentiamo ripetere più
spesso nella nostra visita nel cuore delle Asturie... nello spostamento
tra Galizia e Rioja ci fermiamo a visitare Oviedo, città
dalle sembianze anglosassoni ma con cuore spagnolo, la più
diversa delle città che abbiamo visitato, rinomata anche
per la sua pasticceria; Nava, vicino ai Picos de Europa,
patria del sidro e delle sidrerie, sede del Museo de la Sidra (sito
internet: www.museodelasidra.com)
dove una forse un pò lunga ma simpatica e interattiva visita
guidata ci spiega e illustra tutti i segreti di questa bevanda dalle
antichissime origini. E tra una manzana (mela) e l'altra si può
anche suonare una tradizionale gaita (cornamusa) asturiana o giocare
alla pelota con un guanto in realtà virtuale! Al termine
della visita si può bere un buon boccale di sidro appena
prodotto oppure provare a versarlo nel modo tradizionale in cui
si dovrebbe: braccio destro in alto sulla testa e bottiglia in mano
e bicchiere grande, largo, liscio, leggerissimo e trasparente in
mano sul braccio sinistro tutto in basso, inclinato di 45° una
vera arte!
Ci
dirigiamo quindi ai piedi dei Picos de Europa, verso Canga de
Onis dove ad un ponte medievale è appesa una croce visigota
e dove si trova anche un dolmen celtico all'interno di una chiesa
romanica e quindi Covadonga, dove si trova una basilica neoromanica
e una grotta con all'interno un santuario, meta di pellegrinaggio;vi
è anche una fonte dei sette cagni, dove le guide dicono che
chi ne berrà si sposerà entro l'anno: in realtà
le cose sono un pò diverse, la gente che abbiamo trovato
beveva ad un solo fonte mentre bagnava una mano in tutti e sette
i fonti compiendo un percorso circolare, non abbiamo ben capito
se in segno di devozione o come portafortuna... dai bimbi agli anziani.
Questa si è rivelata la metà più turistica
in assoluto di tutto il nord spagnolo: i laghi poco sopra Covadonga
sono addirittura regolati con appositi omini che bloccano il traffico
e le strade una volta raggiunto il punto di saturazione. I Picos,
i pellegrinaggi, il fresco, sono una combinazione irresistibile
a molti. Nel ritorno verso la costa costeggiamo il fiume Sella con
decine e decine di canoisti. Moltissimi noleggi forniscono tutto
l'occorrente a monte e giungono a riprendere gli sportivi a valle.
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