”Isolare uno scenario, uno stato d”animo e poi fermarlo nel tempo è, forse da sempre, un mio piacevole modo di vivere. Un obiettivo che fin da ragazzo ho perseguito non solo affinando costantemente l”uso delle tecniche della fotografia, ma anche immergendomi nello studio della musica antica, attraverso quelle sonorità carezzevoli e lontane ispiratemi dal liuto (Biagini unisce infatti alla fotografia la passione verso la musica antica e suona liuti rinascimentali e barocchi…). Infatti è stato proprio attraverso le sue melodie che sono riuscito a riappropriarmi di quelle atmosfere, altrimenti perdute in modo irrimediabile”.
È stato così che egli si è ritrovato ad affrontare anche questa ”avventura”: la ricerca dei luoghi in Toscana dove Dante trascorse parte della propria esistenza. Un viaggio nel tempo che ha seguìto affidandosi alla lettura delle opere del poeta e delle sue liriche intramontabili.
Come una sorta di moderno ”filo di Arianna”, le parole di Dante gli hanno indicato la strada per ritrovare (e fotografare), solo quei luoghi e quelle testimonianze che Dante poteva aver visto e aver vissuto.
Nell”affrontare un paesaggio o uno scenario, la sua domanda è stata: ”Posso vedere Dante passare in questa inquadratura?”.
Ecco quindi apparire nelle sue immagini Firenze e molti luoghi della Toscana che il poeta ebbe modo di conoscere a fondo durante gli anni in cui visse nell”amata città natale e che fu costretto ad attraversare poi nel periodo dell”odiato esilio.

Un”impresa ardua che ha indotto Biagini a scartare molto di ciò che andava vedendo, ma che gli è servita anche per capire come molte delle testimonianze successive avessero costituito una sorta di palinsesto, una re-iscrizione estetica operata dall”uomo sul passato per migliorarlo conservandolo. Tra le tante, basterà ricordare il meraviglioso connubio architettonico della Badia Fiesolana, dove la struttura medioevale è stata il naturale supporto per il rinnovamento rinascimentale.
È chiaro che, inevitabilmente, è stato necessario operare una selezione.
Dante, infatti, descrive e ricorda centinaia di luoghi. Di questi sono stati scelti e fotografati quelli descritti in modo più particolareggiato e tutt”oggi esistenti.
Grazie al lavoro di Biagini possiamo comprendere che è possibile ancora oggi trovare degli spazi in cui noi ”moderni”, alla maniera dei nostri avi, possiamo rifugiarci, per riscoprire quella dimensione umana e spirituale che troppo spesso sembra essere smarrita: vale a dire le chiese, le cattedrali, i monasteri o le umili pievi, perché è qui, in queste vere ”isole del tempo”, che, al di là di qualunque credo religioso, l”uomo ritrova in sé quella condizione umana, ma anche universale, che gli consente di ricongiungere la materia allo spirito.

Luigi Biagini è nato nel 1954 a Carrara, dove tuttora vive.
Inizia a fotografare e stampare in camera oscura nel 1968, usando dapprima una macchina fotografica 35 mm. Passerà poi al medio e grande formato prediligendo la fotografia paesaggistica in bianco e nero. Ha studiato e applica dal 1986 il sistema zonale di Ansel Adams.
L”amore viscerale per le sue montagne ed in particolar modo per le cave di marmo e il marmo ”come materia che raccoglie luce e la riflette moltiplicandola”, lo portano ad eseguire per lungo tempo, dal 1970 ai primi anni ”90, una forte ricerca tematica, sul paesaggio, sui cavatori e sulle lavorazioni nei laboratori di scultura. Testimone del tempo, assiste al passaggio della tecnica di taglio del marmo, dal filo elicoidale al filo diamantato (fine anni ”80), e anche al forte cambiamento del paesaggio delle cave; molte strade vengono asfaltate, collocate segnaletiche, delineate le proprietà con cancelli e reti. Il paesaggio romantico delle cave cambia, Luigi Biagini smette di fotografarle con questa ottica ed inizia a concepire il marmo nella sua essenza, vale a dire come contrasto di luci e ombre che creano sulla sua pelle forme naturali di sculture astratte e figurative.

Dalla fine degli anni ”80 ha anche svolto attività di ”ricerca” fotografica verso la campagna toscana che similmente stava iniziando a subire una fase di cambiamento irreversibile. Intensifica così la sua osservazione per fermare nel tempo le atmosfere, ma anche per sensibilizzare l”opinione pubblica a non deturpare indiscriminatamente il paesaggio. Sta ora completando la ricerca sulle Vie Bianche della campagna toscana e umbra e dell”Emilia-Romagna. Se a nulla serviranno le sue immagini per frenare l”avanzamento dell”asfalto e del cemento nelle campagne, sicuramente rimarranno come memoria storica del paesaggio…
Svolge inoltre attività di fotografia paesistica sia dal punto di vista artistico che architettonico e sociale. Al suo attivo conta numerose pubblicazioni sia in Italia che all”estero, nonché monografie di numerosi artisti.

 Titolo Viaggio nei luoghi danteschi in Toscana. Ediz. italiana e inglese
Autore Biagini Luigi
Anno 2009, 120 p., ill.
Editore Cambi